Dormire in una casa delle pecore in Islanda

Seduta sulla panca di una baita in Islanda osservavo stupita la pentola che passava di mano in mano.
Che cos’è?” avevo chiesto sospettosa.

Soup!” (zuppa) Mi era stato risposto da qualcuno tra grandi risate.

Eravamo in una baita da qualche parte nel cuore dell’Islanda, e dopo l’ennesima giornata in sella sinceramente facevo fatica a connettere i pensieri, tanto più se dovevo farlo in inglese.

Ma ero ancora abbastanza lucida per pensare che a me quella pentola enorme che veniva passata di mano in mano pareva una zuppa un po’ strana… E infatti quando era stato il mio turno di “servirmi” avevo finalmente capito: non si trattava di una zuppa bensì un qualche tipo di liquore molto forte (grappa? vodka?) che era stato travasato in quella grande pentola e poi passato di mano in mano. Ovviamente non avevo potuto esimermi dal fare onore a quella “zuppetta fredda” e la serata era proseguita così, tra yogurt al mirtillo e altri piatti che non ricordo proprio.

Poi c’erano state le chiacchiere, in un inglese improbabile visto che di very british people ce n’era uno solo, proseguite fino a notte fonda. Infine era giunto il sonno e alla spicciolata tutti si erano rintanati nel proprio sacco a pelo, adagiandosi sulle panche di legno di quella strana baita. Alcuni, gli irriducibili, avevano continuato a parlare fino a tardi. Fino a quando? Non saprei, nelle lunghe giornate estive islandesi il sole rimaneva alto fino a mezzanotte o quasi… Dal canto mio credo di essermi addormenta mentre ancora parlavo e nel mio dormiveglia ricordo di aver sentito qualcuno parlare di “Sheep House“. La Casa delle Pecore.

Con l’ultimo barlume di lucidità rimasto ricordo di essermi chiesta di cosa stessero parlando o se forse non fossi stata io ad aver capito male. Al mattino, volti stravolti e occhiaie profonde, mi avevano confermato che la serata era proseguita fino all’alba, ma qualcuno, per gentilezza, aveva avuto l’idea di far spostare tutti gli irriducibili nella “Sheep House“, ovvero l’ovile li’ fuori – la casa delle pecore appunto – per non disturbare chi come me aveva ceduto al sonno.

Quel giorno sarebbe stato l’ultimo a cavallo e a sera avremmo lasciato i nostri piccoli e coraggiosi compagni di viaggio per tornare alla civiltà, trasferendoci il giorno successivo a Reykjavik. Quello stesso giorno, parecchie ore di sella dopo, l’amico italiano che era con me, nonché uno degli irriducibili della Sheep House, sarebbe caduto da cavallo rompendosi due costole. Non l’avevamo saputo subito perché lui, testardo, si era rifiutato di andare in ospedale, provocando una lite furibonda in italiano con me (mamma ante litteram N.d.r.) seduti sul pavimento di legno di un’altra baita, mentre tutti i nostri compagni di viaggio ci guardavano stupiti ma senza capire. Le sue costole si sarebbero saldate per fortuna senza danni mentre a me sarebbe rimasto, indelebile nella memoria, il ricordo della “casa delle pecore.

Questo post partecipa alla mia iniziativa “ Il foto-viaggiando del lunedì“, ovvero un modo per viaggiare ed emozionarsi tra i ricordi.
Se volete condividere un pezzo del vostro cammino e viaggiare un po’ insieme indicatemi il link al vostro post del lunedì oppure scrivetemi una mail e vi ospiterò qui.
 
Francesca Taioli
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Francesca Taioli

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. #traveller #mum #dreamer
Francesca Taioli
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  • ogni tuo racconto è un viaggio anche per me…bello!

    • Grazie cara!sai che questa e’ la cosa piu’ bella che potevi dirmi?:)

  • L’Islanda è uno di quei paesi che vorrei tanto, ma tanto visitare. Insieme al Giappone. Ma dubito che riuscirei a dormire su una panca 😀

    • Eh…ti capisco…ma ero giovane e…il mio fisico non era decrepito come adesso!;)
      Che poi…tra la panca e il lettone con un bimbo scalciante dentro…forse potrei rivalutare la panca… 😉