La lite in Islanda

Eravamo seduti per terra sul parquet di legno con lo stipite della porta a farci da sostegno e le voci tese che si alteravano sempre di più. Sentivo su di me gli occhi degli altri che non capivano e non osavano intervenire ma non mollavo.
Devi andare in ospedale!” ripetevo ormai arrabbiata.
No!” la risposta era sempre quella e io, stanca e preoccupata, non sapevo come fare a fargli cambiare idea.

Dieci giorni in Islanda, una vacanza a cavallo indimenticabile tra paesaggi lunari, vulcani, tempeste e lande desolate.
Ogni giorno una tappa diversa, lunghe ore in sella e paesaggi mozzafiato da ammirare da sotto il cap. Un modo diverso per scoprire una terra splendida. Quel giorno però c’era stata la caduta: il cavallo  dell’amico con cui viaggiavo era inciampato, lui non era stato sufficientemente pronto e insieme erano finiti giù dal pendio. Cose che capitano e se vai a cavallo lo sai, ma se il cavallo nella sua rovinosa caduta ti finisce addosso “usandoti” a mo’ di materassino per qualche metro tanto bene non ti fai. Nemmeno se si tratta di un “piccolo” pony islandese.

Passato lo spavento lui era rimontato in sella ma dopo poco erano comparsi il dolore e la fatica a respirare ed io iniziavo a preoccuparmi.
Dopo tutto in quel viaggio l’avevo trascinato io, convincendolo che sarebbe stata un’esperienza bellissima e che quel viaggio insieme a un gruppo di sconosciuti tra cui non c’era nessun altro italiano in una terra incredibile come l’Islanda ce lo saremmo ricordati per sempre.
Ovviamente come spesso mi capita avevo omesso di parlare (e di pensare) al mal di schiena che hai dopo un’intera giornata in sella, alla fatica di dover montare con pioggia e freddo quando l’unica cosa che vedi è la coda del cavallo davanti a te, alla necessità di doversi adattare a dormire in bivacchi con camerate comuni, quando toccare il letto era il tuo unico desiderio. Poi ovviamente c’era il resto: l’adrenalina di guadare un fiume in sella insieme la mandria di cavalli liberi, le pause pranzo passate a contendersi un panino con un gruppo di cavalli golosi, il sole di mezzanotte, il silenzio e la gioia di immergersi nell’acqua calda della Blu Lagoon islandese.

Fatto sta che il mio amico si era fatto trascinare dal mio entusiasmo e così in quel momento mi sentivo responsabile e pure in colpa… Un po’ come quel film di parecchi anni fa che si intitolava “Scappo dalla città – La vita l’amore e le vacche” ve lo ricordate?

La nostra lite in ogni caso era continuata per un bel po’ ma io non ero riuscita a convincere il mio amico a farsi visitare da un dottore.
Lui – testardo come un mulo o forse dovrei dire come un pony islandese – aveva resistito fino all’ultimo giorno in sella, imbottendosi di antidolorifici e si era fatto visitare solo al rientro in Italia, dove gli avevamo diagnosticato due costole incrinate. Ancora oggi però tutte le volte che guardo le foto di quel viaggio sorrido e anche se entrambi per motivi diversi abbiamo smesso di andare a cavallo quell’esperienza è rimasta scolpita nei nostri ricordi.

E non solo…

Francesca Taioli
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Francesca Taioli

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. #traveller #mum #dreamer
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  • Mamma Avvocato

    Stoico il tuo amico o….aveva solo paura del dottore?!?

    • In effetti alla paura del dottore non avevo pensato!!!:)