Varsavia ad Halloween, non zucche ma fiori

Halloween a Varsavia

 

Quando sono partita per trascorre a Varsavia il Ponte di Halloween era molto tempo che non pensavo al significato della festa di Ognissanti.
Io, in pieno mood vacanziero, mi ero cosi’ ritrovata per caso in una città che si preparava a vivere giorni intensi e commoventi.
Per le strade signore strette nei propri cappotti trasportavano borse contenenti piccoli ceri, mentre i fiori parevano aver invaso ogni cosa: piazze, angoli delle strade, monumenti.
In una Varsavia ghiacciata, con le punte delle dita che congelavano perfino dentro ai guanti, il giorno si riempiva dei colori dei petali dei crisantemi mentre la notte si illuminava con la fiamma delle candele.
Il primo giorno di novembre poi, abituata com’ero a pensare ad Ognissanti come la festa di Halloween, fatta di zucche arancioni, maschere e feste in discoteca, mi era sembrato strano passeggiare per una citta’ dalle serrande abbassate e osservavo la devozione dei fedeli con un misto di stupore e curiosita’…
Dove erano i dolcetti e le streghe? Dove si erano nascosti gli zombie e i ragni finti?
Quell’atmosfera di festa sommessa mi aveva colta di sorpresa, anche se, conoscendo un poco la storia di Varsavia c’era di aspettarselo…
La capitale della Polonia infatti era stata posta sotto assedio e devastata durante la Seconda Guerra Mondiale e il suo popolo, nonostante avesse subito esecuzioni, arresti e deportazioni, aveva tentato di ribellarsi per ben due volte agli invasori nazisti, ma entrambe le rivolte erano state soffocate con una tale ferocia che alla fine del conflitto Varsavia aveva contato i propri morti, realizzando con dolore che piu’ della meta’ della popolazione aveva perso la vita durante gli anni della guerra.
Bastava quindi ripensare al passato della  citta’, con la consapevolezza di quello che era stato per guardare tutto con occhi diversi: i monumenti inondati di fiori, i ceri accesi, gli autobus colmi di persone dirette verso i cimiteri…
Io, una turista che si aspettava Halloween, mi ero quindi trovata per caso a vivere giorni diversi e Varsavia mi aveva mostranto un volto autentico, quello della vecchia Europa che faceva memoria di una tradizione antica, in modo sincero e pieno di dignità.
Ripensandoci oggi in quei giorni la citta’ non solo mi ha resa partecipe di una festa del ricordo ma mi ha mostrato anche un volto del Ponte di Ognissanti che avevo dimenticato e che apparteneva alla mia infanzia: il volto della memoria.



Questo post partecipa alla mia iniziativa “Il foto-viaggiando del lunedì“, ovvero un modo per viaggiare ed emozionarsi tra i ricordi.
Se volete condividere un pezzo del vostro cammino e viaggiare un po’ insieme indicatemi il link al vostro post del lunedì oppure scrivetemi una mail e vi ospiterò qui.
Francesca Taioli
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Francesca Taioli

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. #traveller #mum #dreamer
Francesca Taioli
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  • L’antica Europa, la memoria, la consapevolezza…bellissimo, grazie per questo racconto.

  • Che bello!
    In Italia siamo così impegnati a “copiare” l’America che spesso si perdono di vista le nostre tradizioni….

    • In effetti mi rendo conto che tante tradizioni della mia infanzia sono ormai un lontano ricordo… E’ colpa della nostra voglia di “adeguarci” all’America? Non lo so… pero’ di certo vorrei poter conservare il “bello” e trasmetterlo a mio figlio!

  • grazie per questo post Fra!
    In effetti il ponte di Ognissanti viene ricordato solo per zucche e dolcetti (o scherzetti?). Ma il vero significato? Quello per cui celebriamo la festa nazionale?
    Stiamo americanizzando un pò troppo le nostre festività..
    Un abbraccio!

    • Eh Manu … e’ quello su cui riflettevo anche io… A volte mi capita di dare per scontato alcune feste senza ricordarmene il senso… Forse perche’ le ho vissute per parecchio tempo come una scusa per scappare via… 🙂