Viaggiare con un bambino: di chi è il dono?

Quattro anni fa (quasi) esatti pubblicavo questo articolo riguardo al viaggiare con un bambino piccolo. Mi è capitato di rileggerlo proprio in questi giorni e, oltre a strapparmi un gran sorriso, mi ha anche fatta riflettere.

Quattro anni fa ero una persona completamente diversa. Ero una mamma diversa che cercava di capire come fare a (soprav)vivere in quella nuova dimensione chiamata maternità. Ero a metà tra “quella di prima” e “quella di adesso” e pensavo (sapevo?) che viaggiare con mio figlio mi avrebbe aiutata a trovare un ordine nella confusione generale in cui la mia vita girava.

Avignone in un giorno - Patato tra i campi di Lavanda nei pressi di Forcalquier

Avignone in un giorno – Patato tra i campi di Lavanda nei pressi di Forcalquier

In parte avevo ragione, in parte è stato così. Non avevo idea in quel momento di cosa significasse veramente viaggiare con un bambino piccolo. Sapevo solo che volevo farlo, anzi, continuare a farlo. Perché, diciamocelo, lui, il Piccolo Viaggiatore, al momento era solo un’appendice, legato a me non più dal cordone ma dalla legge della sopravvivenza. Però pensavo che il mio forte desiderio di viaggiare con un bimbo non fosse solo per me ma fosse (soprattutto) per lui. Per aiutarlo a crescere.

Quanta strada da allora. E quanti viaggi. Quante volte ho rimesso in discussione le mie convinzioni, quelle che mi erano cresciute dentro “da non mamma” e poi sono state buttate all’aria come un castello di carte da una folata di vento. Quante volte mi sono detta “ma chi me l’ha fatto fare?” e quante mi sono sentita orgogliosa di quel Piccolo Viaggiatore. E quante altre invece ho rinunciato a partire, nonostante la delusione. Perché una tosse insistente o un un virus malefico mi parevano “troppo”. Troppo da egoista. Perché io sarei partita lo stesso, ma lui…

A Valencia d'inverno in uno dei primi weekend con Patato in Europa

A Valencia d’inverno in uno dei primi weekend con Patato in Europa

Quante volte non sono stata la viaggiatrice che avrei voluto essere e quante altre non sono stata la mamma che avrei pensato.

A sorpresa mi sono ritrovata ad essere molto “mamma italiana” come mai pensavo sarei diventata, selezionando le mete sulla base della “sanità” e non più del costo del biglietto aereo. Non mi è piaciuto ma lo sono stata e credo lo sarò ancora. Perché ho scoperto che per me viaggiare con un bimbo è anche questo. Ho visto aspetti di me, come viaggiatrice, che non credevo proprio di avere e mi sono posta domande che non pensavo mi sarei fatta. Ma allo stesso tempo ho realizzato di essere mamma in modi che non avrei mai creduto.

Sono riuscita in questi quattro anno a viaggiare con mio figlio come mi ero ripromessa? Non come avrei voluto. O meglio, non come avrei pensato. Però nonostante questo sono trascorsi quattro anni, intervallati da viaggi e partenze, valigie sul letto e tachipirina da mettere nella trousse. Viaggiare con un bambino piccolo si è rivelato molto più complicato dell’idea romantica che avevo in mente. A volte mi ha sfiancata e volte mi ha riempita di gioia e fatta sentire viva.

A caccia di orme dei dinosauri - Il Patato studia i cartelli

A caccia di orme dei dinosauri – Il Patato studia i cartelli

E alla fine ho realizzato che, più di tutto, nel viaggiare insieme al mio bimbo è lui che sta facendo un regalo a me. E non il contrario. Lui che asseconda il mio bisogno di spostarmi e di scoprire, quel moto eterno che si annida nel mio animo, e allo stesso tempo lui che mi obbliga a volte a fermarmi quel tanto che basta per riprendere fiato o guardare davvero. È mio figlio che mi fa scoprire i miei limiti ma anche le mie risorse, che è capace, anche nel viaggio, di trasformarmi in una persona diversa, in parte migliore.

Quattro anni fa credevo che viaggiare con un bambino sarebbe stato per lui il regalo più grande che potessi fargli e invece ho scoperto che il dono l’ho fatto a me stessa. Non so ancora come interpretare questa scoperta, ma intanto la tengo lì, custodita nel mio cuore. Sognando come sempre il prossimo viaggio.

Francesca Taioli
Seguimi!

Francesca Taioli

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. #traveller #mum #dreamer
Francesca Taioli
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  • Eh cara ti capisco! Si chiama temperamento (o cul##!!) e ancora fatico a accettarlo. Pianti, notti agitare, insofferenza al seggiolino, ristoranti “da incubo”. Se mi.guardo indietro…. Ahhhhhh! 🙂
    Per questo riflettendoci mi rendo conto che “il dono” (o l’egoismo!) é stato mio! Perché mio figlio starebbe bene anche un mese a Bellaria coi nonni (e ora che è grande me lo dice pure! 😉 ).
    Ma come dici tu ogni bimbo è a sé!
    Detto questo… Dai dimmi del vostro primo viaggio in aereo! Sono curiosa e aspetto il racconto!

  • Mamma Medico

    se guardo indietro ai nostri viaggi mi sento si una pessima mamma. ti dico solo che dopo aver progettato e sognato il viaggio a new york per due anni, il giorno prima della partenza mia figlia di un anno si è ammalata. partita lo stesso. con un bagaglio pieno di ansie tachipirine e antibiotico. l’anno dopo stessa cosa prima della partenza per londra. due anni fa prima di un viaggio a valencia. ho iniziato ad avere il presentimento che lei, bimba per altro sanissima, mi volesse fare un dispetto ad ammalarsi proprio prima delle partenze. per fortuna nonostante tutto i viaggi sono poi sempre andati bene e nel mentre ce ne sono stati tanti altri senza imprevisti. anche perchè ora essendo grande me li rinfaccerebbe veramente…

    • Capisco bene!! Noi siamo spesso partiti con aerosol e cortisone per il broncospasmo… Senza nemmeno la scusa di andare al caldo!
      🙂
      … Mamme pessime (e Travel addicted…) 😉

  • Ma dai??! Mai stata ma sono curiosa!! Buon viaggio intanto e…Aspetto il racconto se ti va!