Blogger in viaggio - travel blog

Lavoro del Travel Blogger: come diventarlo o basta?

Ultimamente mi imbatto sempre più spesso in discussioni in cui viene criticata la figura del blogger di viaggio. E intendo il lavoro del travel blogger, perché, ovviamente si può anche avere un blog di viaggi per puro hobby!

Ora, cos’è e cosa fa un travel blogger professionale (o dovrebbe fare) ormai l’ho detto e ripetuto. Quello di cui però vorrei parlarvi oggi, riprendendo la rubrica Tea&Blog che per mancanza di tempo ho accantonato da un po’, è proprio la scia di confusione e polemica in cui, ciclicamente, mi capita di imbattermi quando si parla di questa figura che ormai è sempre più percepita per quello che è: una professione.

Spesso infatti mi ritrovo a leggere critiche rivolte proprio a chi ha fatto del viaggio una professione.

Come fare a guadagnare viaggiando: il lavoro dei travel blogger

Ora se, magari, siete fuori da questo mondo e vi state chiedendo se sia davvero possibile vivere scrivendo di viaggi per il web la risposta è sì, si può (e qui trovate anche maggiori informazioni sul come fa un travel blogger a guadagnare). In Italia oggi ci sono – per fortuna aggiungerei – parecchi travel blogger professionisti, ovvero viaggiatori che hanno fatto del viaggio in tutto o in parte la loro professione. Specifico “in tutto o in parte” perché alcuni sono travel blogger full time. Altri blogger di viaggi che conosco invece – e ormai dopo sette anni di blogging credo di conoscerne un bel po’ – hanno anche altre fonti di reddito, molto spesso da freelance, che affiancano al blogging, che comunque è parte della loro attività professionale ed è gestito con regolare Partita IVA.  A volte sono nomadi digitali, molto spesso sono semplicemente liberi professionisti che possono gestire il loro lavoro da remoto così da partire frequentemente per lavoro proprio come richiede lo scrivere di viaggi. Alcuni, proprio come me, sono perfino genitori! 😉

Ma la cosa non cambia, si tratta comunque di professionisti del settore, sempre più spesso – e qui mi viene un “meno male” – riconosciuti come interlocutori importanti nel mondo del turismo.

Diventare travel blogger professionisti: come fare

Dal lontano 2012, quando ho aperto questo blog senza sapere dove mi avrebbe portata questa avventutra, mi rendo conto che le cose sono cambiate tantissimo e molta strada è stata fatta. Eppure mi accorgo spesso che, accanto ai riconoscimenti, sono arrivate anche le polemiche: “I travel blogger che lo fanno di professione non sono veri” oppure “Se uno viene pagato per scrivere di un viaggio allora il suo parere conta meno“.  La dietrologia di queste affermazioni è chiara: il vero blogger, l’unico portatore del verbo, è quello che lo fa per passione. Gli altri sono “dei venduti”.

A me questi pensieri fanno letteralmente montare il sangue alla testa. Perché alla fine è come dire che se uno fa – prendiamo una professione a caso – l’insegnante e viene pagato per questo allora non mette passione nel fare il proprio lavoro.

Ma chi l’ha detto?

La passione è – o almeno dovrebbe essere – la molla che spinge un qualsiasi professionista a migliorarsi sempre di più. Nel caso di un travel blogger lo porta a studiare SEO e storytelling, a spingersi oltra la propria zona di confort per sperimentarsi su altre piattaforme social, a trascorrere ore a pensare alle tecniche migliori per comunicare in modo efficace e a cercare il modo giusto per raccontare un viaggio. La passione è quella che porta a partire con una valigia colma di attrezzatura, a trascorrere le notti a scrivere, a incastrare le partenze con le consegne, tra equilibrismi che provano a dilatare il tempo affinchè ce ne sia abbastanza per lavorare oltre che per vivere il viaggio. La passione è quella che spinge a partire ancora, non per vacanza ma per lavoro, e sentirsi dire: “Beato tu che sei sempre in vacanza!” quando invece il difficile è ricordarsi come sono fatte le “ferie” in cui si stacca dal lavoro.

E i soldi?

Come guadagna un travel blogger

I soldi sono quelli che servono a pagare le bollette. Ma l’etica – se per etica intendiamo ciò che permette di essere veri anche quando si viene pagati per raccontare una destinazione – non è certo legata alle fatture emesse o con il denaro percepito per la redazione di un articolo o per uno scatto. La correttezza professionale di raccontare ciò che davvero hai vissuto e la voglia di dare informazioni utili a chi vorrà ripercorrere le stesse orme e il desiderio di condividere non sono connessi al fare il travel blogger per professione o “solo” per passione. L’etica o ce l’hai o non ce l’hai. E idem la passione. Perché da fuori questo lavoro potrà anche sembrare “una figata pazzesca” ma come tutti i lavori ha alti e bassi, fatiche e incertezze. E senza passione, per il viaggio e per la scrittura, non vai avanti. E nemmeno senza etica.

Perché qui non si tratta di scroccare viaggi nè di scrivere la lista della spesa. Questo lavoro a volte è bellissimo, altre faticosissimo, ma se al mattino non ti svegli con la passione di fare quello che devi fare, facendolo al meglio, dando valore e con responsabilità è meglio lasciar perdere. Proprio come in ogni professione.

E allora il problema non è dire basta ai travel blogger come professione ma comprendere se chi hai davanti è un professionista competente, etico e appassionato del proprio lavoro. Se lo è e se viene pagato per questo il mondo del blogging va nella direzione giusta. Perché come al solito la differenza la fanno le persone, non certo le etichette.

Per “chiudere il cerchio” (e io amo i cerchi!) qui sotto trovate anche una video intervista a Aljoša Ota, Direttore dell’Ente del Turismo della Slovenia, con cui abbiamo parlato qualche tempo fa proprio della figura del travel blogger e del suo ruolo per la promozione del paese.

E voi cosa ne pensate?

Francesca

Francesca

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. Copy Writer e SMM freelence, amo le parole perché mi fanno viaggiare anche quando sono a casa. #traveller #mum #dreamer