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Come diventare unicorni (e differenziarsi come blogger)

E dopo decine – decine???!! – di video tutorial finalmente parliamo di un argomento serio: gli unicorni.

Se vi state chiedendo cosa ci azzecchino gli unicorni con il blogging provo a darvi qualche indizio: sapete qual è la particolarità di un unicorno? No, non è il corno e no, nemmeno il potere curativo delle sue lacrime – perché le lacrime dell’unicorno curano, lo sapete vero? – la sua vera particolarità è il suo essere diverso sebbene dannatamente somigliante ai suoi compagni. Diverso da quella meravigliosa mandria di cavalli che galoppa verso l’orizzonte, diverso perché lui pure sa galoppare veloce quanto loro ma, comunque e sempre, lui lo farà in modo differente. E non importa quanto sarà numerosa la mandria, lui sarà comunque, un unicorno. L’unico e il solo.

Ora non temete, non ho definitivamente perso il senno. Semplicemente sto cercando la metafora giusta per un mondo, quello del travel blogging, in cui sempre più spesso vedo una (deprimente) omogeneità. Senza parlare del copia-incolla, per l’amor del cielo, quello mio avviso non è neanche blogging, in quel caso si tratta di capacità copiativa, più o meno la stessa messa in campo da certi studenti di terza media – Ops, pardon, dell’ultimo anno della Secondaria di Primo Grado – all’esame di fine anno. Perché magari a tredici anni sei davvero convinto che l’unico modo per passare l’esame e atterrare nell’empireo delle Superiori sia copiare il compito, ma poi, si spera, cresci. E, ovvio, qualcuno che non lo fa c’è sempre, ma non importa, perchè quelli non sono e non saranno mai blogger professionisti, almeno secondo me.

Quindi no, la tendenza che vedo io è molto più subdola e alienante del copincollare post e articoli vari. Quello di cui mi sto rendendo conto è che i blogger – me inclusa – si stanno appiattendo sempre più verso un’uniformazione, piegandosi al volere di San Google e alle tendenze di mercato. Perché i blogger, anche quelli più bravi e professionali, sono ormai vittime di uno spietato Mark che si diverte a riorganizzare gli algoritmi come gli fa comodo seguendo una logica di “pay for show“, e si ritrovano così a osservare il borsino delle keywords che manco un finanziere negli anni ’20 e a monitorare “ciò che bisogna fare” senza più avere il tempo per pensare. E in questo modo tutto diventa un po’ “la stessa minestra”: dal feed di Instagram ai post sui blog, dalle iniziative del periodo al modo di vestirsi. Perché così bisogna fare, perché così funziona. Perchè così si fa.

Eppure non può essere solo questo. Ciascuno di noi, blogger, è un unicorno, con una sua specificità e meravigliosa bellezza. La sfida vera, quella che lancio a voi tutti ma in primis a me stessa, è trovare la propria ineguagliabile specificità. E lo so che ormai si è talmente presi a rincorrere che si fa fatica perfino a pensare, che è una lotta continua a trovare una quadra in qualcosa che quadro non è e a monitorare numeri che sembrano essere l’unico baluardo nella tempesta, eppure per me questa è l’unica vera strada di un blogger per sopravvivere. Perché un blogger – travel blogger ma anche uno che non c’entra niente coi viaggi – che trova la propria specificità ed è capace di perseguirla può davvero andare oltre e fare la differenza.

E non dico che sia facile. Anzi. Confesso che per me è molto più facile fare questo esercizio sugli altri che su di me. Eppure vedo sempre di più una massa anonima di blog che tendono lentamente a divenire indistinti quando, guardando bene i singoli blogger, vedo delle luci che potrebbero brillare se si decidessero ad essere se stessi e non la (brutta?) copia di altro. E lo so bene che è complicato decidere di seguire una strada che gli altri non percorrono perché potrebbe portare al fallimento, che è molto più rassicurante essere lì, nel mezzo, senza infamia e senza lode, piuttosto che spiccare contro il cielo scuro. Eppure la domanda è sempre quella lì: primo degli ultimi o ultimo dei primi?

E necessariamente per avere una chance arrivare al traguardo bisogna staccarsi dalla massa e percorrere il proprio sentiero.

Ora, visto che la teoria non è facile da spiegare come sempre provo a portarvi un approfondimento che poi è anche un esempio concreto di quello che sto provando a dirvi. Nell’intervista di oggi trovate Margherita Ragg, travel blogger italiana per the Crowded Planet, che nel suo percorso ha semplicemente scelto di seguire una strada diversa, scrivendo in inglese. Perché? Secondo me semplicemente perché ha deciso di diventare l’unicorno che è e non di forzarsi a correre nella mandria di cavalli.

Va beh, non lo so se sono stata chiara, in ogni caso, unicorni a parte, enjoy. I video sono qui sotto, il canale YouTube ormai lo conoscete (ma per i dimenticatari questo è il link e se vi iscrivete cliccando la campanella potete rimanere aggiornati sui prossimi video) e da Pufflandia è tutto, vado a cercare Trilli e a convincerla a darmi un po’ di polvere di fata che la strada per l’Isola Che Non C’è è lunga! 😉

Francesca Taioli

Francesca Taioli

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. #traveller #mum #dreamer