Come proteggere i bambini dal Cyberbullismo

Cyberbullismo. Sexting. Sono parole che fanno paura. Sono parole che, fino a pochi anni fa, non esistevano nemmeno. Sono però parole che ogni genitore dovrebbe conoscere e tenere bene a mente perchè sono profondamente connesse alla vita della cosa più preziosa che c’è: i nostri figli.

Quando sento parlare di Cyberbullismo o di Sexting provo due paure. La prima è connessa a mio figlio e alla società che lo circonda. La seconda al fatto che spesso molti genitori non sanno (o non vogliono sapere) cosa sta accadendo nella vita dei loro bambini. Peccato che poi le conseguenze sono devastanti per la vita di tutti.

Per questo quando mi hanno presentato un progetto legato a queste tematiche ho deciso di condividerlo in questo spazio. Che sì, è dedicato ai viaggi, ma non solo.

Cyberbullismo: cos’è e perchè è così pericoloso

Inutile girarci intorno: il Bullismo è sempre esistito. Esisteva quando eravamo bambini noi e persino prima. Quello che non esisteva, e che rendeva la situazione meno pericolosa, era la sua pervasività. O meglio, la sensazione di “accerchiamento” che le vittime del Cyberbullismo vivono oggi.

Un tempo un bambino – o un adolescente – poteva essere bullizzato. Magari poteva capitare a scuola e la cosa poteva espandersi, arrivando al gruppo sportivo e perfino al paese o al quartiere di residenza. La sensazione era orribile – ovvio – ma c’era da parte della vittima la consapevolezza che “si poteva fermare”. Potevi cambiare scuola e smettere di incontrare quei bulli odiosi dei tuoi compagni. Potevi cambiare squadra, rinunciando ai tuoi amici ma anche evitando i tuoi carnefici. Potevi, nel peggiore dei casi, cambiare paese, città o persino nazione. Sarebbe stata dura, sarebbe stato faticoso, sarebbe stata “una cosa da grandi” ma potevi farcela. E così facendo potevi fermarlo, potevi uscirne.

Adesso con internet e in particolare con i social networks non è più così.

La sensazione che provano le vittime di Cyberbullismo è che non sarà mai possibile uscire da quella terribile situazione. I bulli – con loro le offese e le cattiverie connesse – sono ovunque. Ti seguono su Facebook, nei direct di Instagram, nella chat di classe su WA e nei video di Tik Tok. Ovunque andrai saranno con te, ti perseguiteranno e arriveranno in ogni luogo perché nulla può fermare Internet. Perchè la rete è ovunque e quelle immagini scabrose o quelle offese continueranno a girare e girare, senza poter essere fermate da nessuno.

Ecco, questa è la sensazione che provano le vittime di Cyberbullismo oggi. Questa la devastante consapevolezza che li accompagna, magari per una cavolata fatta senza pensarci troppo su, per una foto osè inviata a quel fidanzatino tanto amato – come nel caso del Sexting – oppure per il semplice fatto di essere diversi e non aver accettato di omologarsi alla massa. Uno sbaglio è per sempre, non c’è perdono perché non c’è oblio. La rete non dimentica mai.

La sensazione che ne deriva è di sopraffazione. Quella che porta molte delle vittime a pensare – e addirittura a provare – di voler togliersi la vita. Perché l’unica soluzione che riescono a concepire per porre fine al loro tormento è il “per sempre“.

Sexting e Cyberbullismo: cosa fare per proteggere i figli

Ne deriva che noi genitori dobbiamo cambiare mentalità. Dobbiamo avere paura, certo, ma anche attivarci per tempo. Educare a un uso consapevole, dei social prima di tutto, perchè tanto – soprattutto nel caso del Sexting – parte da lì. Insegnare a comunicare e a farlo nel rispetto dell’altro. Ma non solo. Dobbiamo essere vigili e attenti, perché “non è solo un messaggio stupido” come verrebbe da dire (e forse come veniva detto a noi quando avevamo la loro età!).

O meglio, lo è, ma non per loro, non per i nostri figli.

Per loro è tutto.

Si tratta della loro vita che rimbalza da un capo all’altro della rete. E loro sono in mezzo, come delle palline senza controllo che non sanno come fare per interrompere la partita. Per questa ragione dobbiamo esserci ma dobbiamo anche sapere. Cosa difficilissima, soprattutto con quelle creature complesse e delicate che sono gli adolescenti. Loro non parlano, in primis perché pensano che noi, “i vecchi”, non capiremmo. Ma anche perchè è connaturato alla loro età (e anche sano, almeno dal punto di vista della crescita).

Però è necessario sapere per aiutarli, per evitare di arrivare troppo tardi, per fermare ciò che sembra una innocua palla di neve e invece potrebbe trasformarsi in una valanga. Bisogna parlare con loro, aprire un canale che – anche se pare sottile – può essere decisivo nel malaugurato caso in cui accada qualcosa. Loro devono sapere che siamo lì. Che saremo lì. E devono sapere da cosa difendersi e che noi li possiamo aiutare a farlo.

Ecco, per tutte queste ragioni quando mi hanno presentato la app Kaitiaki SAFE mi sono incuriosita e ho deciso di raccontarvela.

Kaitiaki SAFE la app per proteggere i bambini e ragazzi dal Cyberbullismo

Kaitiaki SAFE è una app sviluppata da una start-up con l’obiettivo di aiutare i genitori a proteggere i propri figli dal cyberbullismo, sexting, linguaggio ostile. Si basa sull’intelligenza artificiale per controllare i messaggi ricevuti ed inviati dai figli sui loro profili social e su Whatsapp lanciando un allarme nel momento in cui viene rilevato un pericolo online: cyberbullismo, foto o messaggi a sfondo sessuale (sexting), linguaggio offensivo, minacce…

Il genitore non accede ai dispositivi dei figli nè ne conosce le password: di fatto non è possibile “spiare” tutti i messaggi ma si riceve solo un allarme che la app stessa provvede a inviare nel momento in cui rileva un potenziale pericolo. E la configurazione viene fatta dai ragazzi stessi, che devono accettare la app sui loro dispositivi. Questo significa che “dietro” ci deve essere un dialogo tra genitore e figlio, un confronto che deve partire da quel mondo in cui loro sono immersi e che è “la loro vita”, ma a cui vanno educati. Non si tratta solo di una campanella che suona: la app presuppone la creazione da parte dei genitori di uno spazio in cui i figli sanno di poter parlare, consapevoli che che se ci sarà bisogno il genitore sarà lì, pronto ad aiutare.

Ora, lo sapete bene, mio figlio è ancora piccino, non ha un cellulare nè alcun dispositivo che può utilizzare in autonomia. Quello che forse non sapete è che io in mezzo a questi temi ci ho vissuto e lavorato. Da educatrice ho visto ragazzini scambiarsi foto e likes, ho ascoltato le loro paure e cercato di esserci per loro, di farli riflettere e di supportarli. Ho potuto farlo perchè per loro non ero una mamma, ero solo una “più vecchia” che però ne sapeva qualcosa di Instagram e compagnia cantante. Una rarità che aveva tempo per ascoltarli.

Adesso la mia professione è completamente diversa ma proprio perchè lavoro nel Digital sono ancora più consapevole di quanto questo mondo sia pieno di criticità oltre che di opportunità e divertimento. E da mamma so che devo essere vigile e attenta.

Tutte le info sulla app Kaitiaki SAFE le trovate sul sito ufficiale (cliccate per saperne di più): è possibile fare una prova gratuita e il costo del servizio è di 9 euro al mese.

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Francesca

Francesca

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. Copy Writer e SMM freelence, amo le parole perché mi fanno viaggiare anche quando sono a casa. #traveller #mum #dreamer