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Cos’è la felicità e 15 giorni di riposo

Riemergo a fatica da un periodo che mi verrebbe da definire molto shiiiiiit ma che per gentilezza dico to(a)stissimo. Intanto è iniziato un nuovo anno e io mi ritrovo a correre e rincorrere, sperando che i postumi dei toast non mi trovino durante il gesto atletico.

Lo so cosa state pensando: “Ma come, sono appena finite le vacanze e tu sei già alla frutta?“.

Un po’. O forse sono al dessert, alle prese con l’annoso dilemma se mangiare prima il dolce oppure no. Ma con una consapevolezza in più.

Se avete letto il mio post dedicato alle nostre vacanze un po’ l’avete già capito: le vacanze natalizie sono state (anche) un salto a ostacoli. E il problema è che il periodo precedente è stato peggio.

Malanni di dicembre e ricerca della felicità

Per tutto il mese di dicembre sono infatti stata male, con un paio di giri al Pronto Soccorso, qualche esame ansiolitico di quelli che non auguro a nessuno e il verdetto del medico dell’ospedale: “Signora, 15 giorni di riposo!“.

Il problema è che io i 15 giorni di riposo non li ho da secoli.

L’ulteriore problema è che da libera professionista 15 giorni di riposo sono un periodo che pochi, pochissimi possono prendersi. E così non l’ho fatto nemmeno io, mi sono barcamenata tra scadenze da rispettare e medicine da prendere, con il risultato di far tutto molto lentamente. Guarigione inclusa. Perché i quindici giorni sono diventati più o meno il doppio e anche adesso, che per fortuna ho in mano gli esiti degli esami non un bel negativo scritto grande sopra, ogni tanto barcollo.

Però in compenso in questo periodo, dall’ospedale fino a questi giorni di inizio anno, ho riflettuto tanto. Forse troppo. Ho pensato al senso della vita, al percorso che mi ha portata fin qui e alla felicità.

Già, avete capito bene, stavo in un Pronto Soccorso con la flebo nel braccio, un tizio strafatto che urlava nel letto accanto al mio, il via vai delle grandi occasioni che sempre capita nei giorni festivi e pensavo alla felicità.

[cml_media_alt id='16502']Vino della Georgia - Il vino Georgiano[/cml_media_alt]

Il tronchetto della felicità e la frenesia di vivere

Il secondo giro al PS è infatti stato una miccia per le mie riflessioni sulla felicità soprattutto perché, ad un certo punto, mi hanno messa in una stanzetta con un giovane uomo nel letto accanto. Io in balia del nonsisacosa mentre lui era lì per aver leggermente esagerato con la cocaina: Seicento euro di coca, questa la sua diagnosi, insieme a varie ed eventuali di cui non mi è dato sapere.

Dopo tutto ognuno la sua felicità la cerca dove vuole. Giusto?

Perché come trovare la felicità è il motore della vita dell’uomo. C’è chi per trovarla si compra la macchina costosa, chi si sfonda di cibo, chi si fa in quattro per i propri cari e chi è felice nella casa nuova (almeno per un po’). Ma tutto ruota attorno a questo: cercare la felicità.

La nostra società però è quella della frenesia, del tutto e subito e del consumismo ad ogni costo. E la felicità diventa un bene che si può acquistare al supermercato, basta andare al reparto giardinaggio ed eccolo lì il tronchetto della felicità a 9,99 euro tutto incluso.

Peccato che la felicità non sia una pianta.

O forse un po’ sì, perché proprio come il tronchetto della felicità, anche la Felicità, quella vera, ha bisogno di cure e di amore. Di sole, acqua e terra buona. E di consapevolezza.

Così mentre me ne stavo lì, in attesa, ho pensato che la mia felicità è una continua ricerca. Sono infatti una di quelle persone che esige moltissimo da se stessa, che non è mai contenta, che si pone obiettivi ambiziosi e, una volta raggiunti, fa attenzione alla sbavatura sull’ultimo angolino a destra.

Lo so, siamo in tanti così. Ma capite bene che per me – per noi – la felicità è una chimera. Un po’ come la conquista della medaglia di un centometrista alle Olimpiadi: stai già pensando alla prossima gara, a evitare gli errori fatti e a scaldare i muscoli, e ti dimentichi la foto di rito.

Sempre presi dalla corsa a fatica sappiamo riconoscere il valore di aver raggiunto l’obiettivo. Figurarsi capire quando siamo felici.

E invece è tutto qui, in un sano, sanissimo esame di felicità: siamo felici?

[cml_media_alt id='16397']Mercatino di Natale di Brunico - mercatini dell'Alto Adige originali[/cml_media_alt]

Esame di felicità: come si fa a essere felici correndo?

Voglio pensare che un tempo, quando la vita dell’uomo era legata alle stagioni, era proprio questo che facevano le persone durante i lunghi mesi dell’inverno quando la neve bloccava ogni cosa e i pensieri diventavano possibili: un esame di felicità.

Perché quando si corre si corre e basta, proprio come la gazzella della Savana, ma quando il tempo rallenta si ha modo di riflettere.

Ma noi questo tempo non lo abbiamo più.

Siamo bombardati da cose, notizie, notifiche, impegni. La corsa è continua, le scadenze sono uno dopo l’altra e a volte si perde di vista l’obiettivo principale: ricordarsi a cosa servivano tutte le cose che stavamo facendo (e rincorrendo).

Io nel mio rallentamento generale, tra uno svenimento e un giramento, mi sono un po’ fermata a pensare. Ho riflettuto sul dove sono e su dove vorrei andare e soprattutto ho pensato alla mia ricerca della felicità e al perché sto camminando.

Mi sono data degli obiettivi realistici, mi sono imposta di rallentare ma soprattutto mi sono guardata dentro per capire se, oggi, tutti i passi fatti mi hanno portata alla felicità che desideravo.

Sapete che c’è? No, non ho trovato il Nirvana, non sono diventata Buddista e nemmeno ho incontrato un unicorno con la criniera color arcobaleno ma è stato utile. Mi ha un po’ riallineata con la me stessa che ero e che si è messa in cammino. Mi sono resa conto di quanto i passi fatti mi abbiano portata nella direzione che volevo e che vedevo come “posto felice”. Mi sono data una sonora pacca sulla spalla e mi sono detta “Hey, però guarda quanta strada hai fatto! Puoi essere orgogliosa di te!

Ed è stato bello. E mi ha aiutata a sentirmi felice. Felice per quello che sono e orgogliosa di quello che ho fatto. Felice davvero, almeno per un po’.

Per questo lo condivido, un po’ per fermare questi pensieri e un po’ perché vorrei dire a voi che anche nei periodi to(a)stissimi in cui non puoi fare a meno di sentirti bruciacchiato e fuso come un toast ci sono cose belle. Bisogna solo saperle cogliere.

 

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Francesca

Francesca

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. Copy Writer e SMM freelence, amo le parole perché mi fanno viaggiare anche quando sono a casa. #traveller #mum #dreamer