Io ho paura!

Gestire la paura. Pare impossibile quando la si prova. Sembra quasi che gli unici a poter gestire la paura siano coloro che non hanno paure.

Invece non è vero. E ve lo dico con cognizione di causa.

Io ho paura. Ne ho spesso, ne ho molte. Ne ho, come tutti. Ne ho soprattutto quando mi rendo conto che il mondo intorno a me è completamente fuori dal mio controllo. Ne ho ancora di più quando sento al TG notizie assurde come quelle degli attentati terroristici.

Come Parigi, come Barcellona, come Nizza. Ricordate Nizza?

Per chi ama viaggiare ogni news di un attentato terroristico è un colpo al cuore. E spesso scatena paure e ansie di viaggiare. La paura di viaggiare a causa degli attentati terroristici è una cosa paradossale perché ti colpisce proprio su qualcosa che ami.

Io lo so bene.

Come gestire la paura di viaggiare

Ogni volta che sento le notizie di nuovi attacchi terroristici ho paura di viaggiare. È inutile negarlo a me stessa e agli altri. Proprio io, che ho sempre preso aerei come un milanese prende la metro. Eppure ho paura. Paura per quello che potrebbe accadere a me o ai miei cari, paura per la nostra incolumità, in un mondo che non riconosco, che mi pare uno di quei brutti videogiochi dove tutti sparano e basta.

Ho paura di viaggiare ma non ho paura a dirlo. Scusate il gioco di parole.

Perché la paura è normale, è fisiologica, è sana. E a volte ti salva pure la vita.

Quello che non è normale è nasconderla. Almeno secondo me.

Quando ad esempio è accaduto a Nizza io sono rimasta sotto shock. Nizza doveva essere una delle nostre mete di quell’estate. Avremmo dovuto partire da lì a pochissimi giorni e quelle (ennesime) immagini, quelle (incredibili) notizie terribili mi avevano lasciata spiazzata.

Che fare? Che si fa quando hai paura per la tua incolumità?

Alla fine siamo partiti.

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Io ho paura

Come affrontare la paura di un viaggio (e non solo)?

Vi è capitato in passato di avere paura per la vostra incolumità?

A me sì.

In particolare una volta ho avuto veramente paura. A quel tempo andavo a cavallo. Ci andavo spesso, più volte alla settimana. Quel giorno ero in sella e il mio cavallo si è impennato.

Sapete cos’è una “penna“?

È quando l’animale si alza sulle zampe posteriori, quasi in verticale rispetto al terreno. Col cavaliere sopra. Mi ricordo quel giorno come fosse ieri. Era una frizzante giornata d’inverno, dal cielo azzurro e limpido. Amavo quella cavalla e la conoscevo bene, al punto da desiderare di acquistarla. Eravamo nel paddock pronti per uscire, stavamo scaldando i cavalli. All’improvviso Lola, così si chiamava quella cavalla bianca di razza andalusa, si è alzata su due zampe con me sopra.

Nessun segno premonitore prima. E d’improvviso io ero su. In aria.

Ricordo quei secondi eterni fino a che il cavallo era tornato a terra. Il tempo di tornare a respirare con il cuore che martellava a mille nel petto e poi di nuovo su, un’altra penna. E io sopra, terrorizzata, con la paura di cadere e farmi seriamente male. Montavo all’americana, non avevo il casco né altre protezioni.

Avevo paura.

Di quel momento ricordo la reazione di una delle ragazze che era solita cavalcare con me. Lei si trovava fuori, accanto al recinto e io ricordo la sua voce che urlava: “Non tirare le redini!”. Il rischio infatti in questi casi è che tirando le redini il cavallo cada all’indietro, sopra il cavaliere, schiacciandolo.

Ricorda di essere rimasta lì, sospesa tra la sabbia del paddock e il cielo, ad ascoltare quella voce.

Una volta che l’animale si era finalmente calmato l’istruttore era corso da me, mi aveva aiutata a scendere e preso le redini. Io ero in shock. “Vuoi salire? Te la senti?” mi aveva chiesto.

Io avevo paura.

Avevo guardato la cavalla e poi lui. Avevo paura, quello era un fatto, ma dovevo scegliere cosa fare. E avevo deciso di tornare in sella.

È stata la volta che più ho avuto paura per la mia incolumità. Poi c’è stato il parto. Ma lì era diverso. Lì, con un bambino in sofferenza e una sala piena di medici, avevo avuto sì paura, ma per la vita di mio figlio. Lì di me non m’importava niente.

Questo per dire che la paura non è una scelta e provarla a mio parere “non la dà vinta a nessuno”. Le scelte, quelle sì, sono nostre. E fanno la differenza.

Ah, dopo quell’episodio ho continuato a montare e qualche tempo dopo abbiamo scoperto che la cavalla era incinta. Chissà, forse l’animale aveva sentito in quel momento il movimento del puledrino nella sua pancia.

Forse, chissà, anche lei, aveva avuto paura. E aveva scelto.

Perché il punto non è come non avere mai paura ma come gestirla. Come scegliere di gestire la paura. La cosa fondamentale è come scegliere di reagire alla paura. Qualunque essa sia.

[cml_media_alt id='7541']A cavallo in passeggiata[/cml_media_alt]
A cavallo in passeggiata

Il punto non è come non avere paura del terrorismo ma scegliere come reagire

Io ho paura, come è normale che sia. Anzi, io ho – come tutti – tante paure che vanno oltre la paura di viaggiare quando sento certe notizie al TG. Però ho sempre una possibilità di scelta: posso scegliere se far sì che la paura domini o meno la mia vita. Scegliere di lasciare che la paura cambi quello che sono e voglio essere.

Questa sì è una mia scelta.

Ma non ne posso più, ogni volta che c’è un nuovo attentato terroristico, di leggere frasi come: “se avremo paura avranno vinto loro“.

No, questo non credo sia vero. Avere paura di viaggiare quando si sentono certe notizie è normale.

La paura è normale. Semplicemente noi possiamo decidere. Noi siamo quelli che decideranno della propria vita, nonostante la paura. Noi. Non i terroristi.

E non è questione di “darla vinta” ammettendo la propria paura. E non c’è nemmeno un “giusto” e “uno sbagliato” nell’avere paura o nell’assecondare la propria paura.

Io ho paura. Questo è un dato di fatto.

Per gestire la paura non mi rimane che scegliere cosa fare.

Un commento su “Io ho paura!”

  1. Concordo pienamente. Io ho avuto paura per la mia incolumità e per quella dei miei cari più di una volta, ho praticamente assistito all’infarto di mio padre, ho avuto paura durante il parto perché ad un certo punto non sentivano più il battito di mio figlio è ho rischiato la vita più di una volta in montagna con l’Alpmarito, riuscendo a salvarci perché abbiamo agito nel modo giusto, senza farci paralizzare ma, nello stesso tempo, grazie alla paura che ti da quella adrenalina che ti fa lottare. E spesso vincere.

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