Kramatorsk in Ucraina, impianti siderurgici e Comunismo

L’Ucraina è diventata tristemente famosa a causa del conflitto armato che affligge l’area di Donetsk. Ed è proprio in quelle zone, così filo-russe e dove l’impronta dell’ex URSS è ancora evidente, che mi recai qualche anno fa.

Una toccata e fuga, un viaggio in Ucraina per lavoro e una visita di pochi giorni ad uno stabilimento siderurgico di chiaro stampo sovietico per acquistare pezzi di fonderia di dimensioni tali che solo 3 o 4 stabilimenti al mondo erano in grado di produrre. Uno di questi era proprio la нкмз nella sperduta cittadina di Kramatorsk, dove ancora campeggiava in bella mostra la statua di Lenin nella piazza principale della città.

Il ricordo di quel viaggio in Ucraina però è ancora vivido.

Una strada ucraina

Kramatorsk, in Ucraina

Kramators’k (o Kramatorsk) è una città dell’Ucraina orientale nell’oblast’ di Donec’k (Donetsk), posta sulle rive del fiume Kazennyj Torec. In seguito alla guerra del Donbass, funge da capitale provvisoria dell’oblast’ ma il centro è nato nel 1868 intorno alla stazione ferroviaria, cresciuto in pochi anni  grazie all’incremento dell’industria automobilistica.

Occupata dalle truppe della Repubblica Popolare Ucraina nell’aprile 1918, la città entrò a far parte dell’Unione Sovietica nel 1920 ma durante l’invasione nazista,  fu occupata dalle forze dell’Asse tra il 1941 e il 1943. Durante la guerra del Donbass i militanti della Repubblica Popolare di Doneck hanno occupato alcuni edifici cittadini e, dopo terribili scontri, Kramatorsk è diventata capitale provvisoria dell’oblast’ di Donec’k.

Non c’è molto da fare nè da vedere in questo centro ucraino. Non c’è ora ma non c’era nemmeno prima del conflitto. E infatti il mio viaggio in Ucraina era legato a ragioni di business. Perché se c’era una ricchezza in questa città erano i suoi impianti siderurgici.

L'acciaio fuso nell'impianto siderurgico

Gli impianti siderurgici di Kramatorsk

L’atterraggio al microscopico aeroporto di Donetsk, l’interminabile viaggio a bordo di un pulmino scassato lungo strade dritte e dissestate ed il rumore. Il rumore assordante della pressa da 10.000 tonnellate che squassava lo stabilimento fra fumi neri e scintille.

Questo è stato il mio impatto con gli impianti siderurgici di Kramatorsk.

La riunione interminabile con la delegazione dell’azienda disquisendo di tecnologie e materiali utilizzati nel tentativo di far convergere specifiche tecniche troppo diverse tra loro perché nate quando c’era ancora la cortina di ferro. E la Vodka, per alleggerire l’atmosfera, che faceva luccicare i nostri nasi paonazzi alla luce dei neon.

E poi le facce degli operai, nere anch’esse come nero pareva il loro animo, passato attraverso il rigore ed il razionamento del comunismo ed atterrato nelle ristrettezze e nell’incertezza di una neonata repubblica capitalista. E quelle delle donne, abbruttite anch’esse da un lavoro duro, ma inevitabile in quella che è, di fatto, una città stabilimento.

Un ricordo duro. Indelebile.

Frutto di scelte politiche di altri tempi, ma che ancora oggi lascia la sua impronta evidente. Oggi, purtroppo, la situazione è persino peggiorata e io mi chiedo come sarebbe adesso andare in Ucraina, a Kramatorsk.

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