Disavventure di viaggio

Gli imprevisti in viaggio sono qualcosa che ogni viaggiatore conosce, soprattutto se viaggia in modo “non organizzato“. Non è un caso infatti che qualche anno fa imperversasse sugli schermi televisivi un famoso spot  che recitava più o meno così: “Turisti fai da te?…Ahi ahi ahi ahi…“.

Devo dire che più volte nella mia “vita da viaggiatrice” mi sono sentita risuonare quella vocina beffarda nella testa: un volo cancellato che mi ha costretta a dormire in aeroporto, una stanza senza mobili (ma per fortuna con il letto!!), una ricerca difficoltosa di un autobus che non pareva non partire mai, malanni…

Di qualcuno ho già raccontato, come della difficile partenza per New York, qualcuno è finito tra gli aneddoti di viaggio di famiglia (come il volo preso in extremis a Melbourne…) e molti sono diventati fonte di grasse risate tra amici ogni volta che ricordiamo un certo viaggio fatto insieme… Da qualcuno ho anche ricavato belle sorprese, come nel caso dell’overbooking che ci ha dirottati da Rab a Pag, facendomi scoprire un’isola di cui mi sono innamorata.

Ci sono persone che sostengono che dagli imprevisti di viaggio si debba imparare, io non so se ho imparato davvero, forse l’insegnamento se c’è stato è che i piccoli contrattempi non bastano a fermare un sogno e i viaggi sono a mio avviso piccoli sogni.
Ovvio, per fortuna sono sempre stati inconvenienti piccoli, non gravi e superabili con un po’ di spirito di adattamento, ma di certo non mi piacciono lo stesso! 😉

Oggi un po’ per gioco ne ricordo tre, piccole disavventure in viaggio che sono diventate parte integrante dell’esperienza.

Bangkok - vista dalla camera dell'hotel
Bangkok – vista dalla camera dell’hotel

Disavventure in Thailandia

Il primo ricordo mi riporta in Thailandia, a Bangkok, con un viaggio tra amici di parecchi anni fa..

Scesi dal volo un po’ intontiti eravamo saliti sul primo taxi a caso diretti verso il nostro hotel.

La guida del tassista, che osservato con attenzione pareva avere l’età di un anziano nonno, era a dir poco opinabile e in un paio di occasioni avevamo temuto di schiantarci contro il guard-rail, tanto da alternare risatine isteriche a serie grida di preoccupazione, ma il bello doveva ancora venire. Quando il tassista si era diretto verso una sorta di baraccopoli sotto l’autostrada noi avevamo pensato si sbagliasse, quando si era fermato in mezzo alle baracche lasciandoci lì tra i cani abbandonati e sparendo per chiedere informazioni sulla strada avevamo iniziato a imprecare contro di lui, quando poi era risalito e aveva rimesso in moto, invertendo la direzione di marcia per arrivare di fronte al nostro hotel, poco più lontano, con tanto di guardia armata di fronte avevamo capito di aver sbagliato qualcosa…

Il campo tendato di Kubu Island in Botswana
Il campo tendato di Kubu Island in Botswana

Imprevisti in viaggio in Botswana

Il secondo invece riguarda il Botswana ed in particolare il Delta dell’Okawango, in un viaggio fortemente voluto, tanto da partire da sola pur di vedere quel paese.

Quando avevamo scoperto che il campeggio dove avremmo soggiornato per un guasto non aveva acqua disponibile non mi ero preoccupata, quando uno dei membri del gruppo – per altro medico! – aveva proposto di andare a prenderla ad un villaggio poco lontano l’avevo presa come una gita ma quando avevo visto il colore verde del liquido che scendeva dalla “fontana” avevo sollevato qualche obiezione sul fatto di usarla per cucinare, prontamente rassicurata dal medico in questione sul potere magico della “bollitura”.

Quando però il giorno dopo, su una barca in mezzo al fiume Okawango, avevo avuto un attacco fulminante di dissenteria e mi avevano fatta scendere su una sorta di isolotto, raccomandandomi di non allontanarmi più di pochi passi mi ero preoccupata e quando, poco prima di trascorrere l’ennesima notte in tenda, mi era stato raccomandato di svegliare i miei compagni di viaggio qualora avessi dovuto recarmi in bagno visto che c’erano delle iene lì intorno, la vocina “ahi ahi ahi…” aveva iniziato a farsi sentire forte…

Uno dei volti di Città del Messico - viaggio in Messico
Uno dei volti di Città del Messico – viaggio in Messico

Disavventure viaggiando in Messico

L’ultimo episodio entrato di diritto nei ricordi è stato in Messico, in un viaggio che  ci aveva anche visti fare la fila all’ambulatorio medico degli indios in Chiapas a causa di un improvviso malore di un’amica.

Quel pomeriggio rientravamo con un bus a Città del Messico dopo aver trascorso alcune ore in una città vicina, la stanchezza si era fatta sentire e ci eravamo addormentati. Al risveglio pareva di essere in film: qualcosa aveva bloccato la strada che stavamo percorrendo, le vetture ferme strombazzavano, le auto si stringevano una a fianco all’altra moltiplicando le corsie e – senza capirne la ragione – eravamo riusciti ad arrivati in città solo in piena notte invece che al tardo pomeriggio.

A quel punto dovevamo scegliere con quale mezzo rientrare in hotel e, temendo nuovi ingorghi ma incapaci di chiedere informazioni in spagnolo, avevamo scelto la metropolitana. Una volta scesi la città e il suo coprifuoco ci erano apparsi silenziosamente spettrali, con le camionette dei militari armati agli angoli delle strade. Il più velocemente possibile avevano raggiunto l’hotel, e lì ad attenderci avevamo trovato una guardia con tanto di fucile che dormiva su una poltrona nella hall e la pizza fredda lasciata per noi dai nostri amici, rimasti in città e preoccupati della nostra cena… Oltre che della nostra sorte…

Ecco questi sono alcuni dei miei piccoli imprevisti in viaggio… Come vedete nulla di grave per fortuna e nulla che mi abbia convinta a non fare le valigie per il viaggio successivo! Qualcosa che oggi ricordo col sorriso, anche se sul momento non ero certo sorridente. Ma tutto (o quasi) passa e alla fine quello che resta sono i bei ricordi e la voglia di partire di nuovo!

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11 commenti su “Disavventure di viaggio”

  1. Io ricordo un campeggio completamente allagato, alberi divelti ed un fiume di acqua accanto alla tenda…tanta paura ma nessun danno, per noi.
    E poi una spiaggia persa nel nulla, in Corsica, raggiunta a piedi lungo una lunga, assolta e sterrata stradina. Il morso di una “vive”, il tentativo di spiegare all’unica persona sul posto con un’auto, un ragazzo, che la faccenda era grave, la corsa con la sua macchina e poi la nostra per la stradina deserta, la coda per entrare in città che faceva capire che all’ospedale non saremmo arrivati in tempo, una clinica privata provvidenziale in cui un medico con sorriso sornione ci ha curati con una sigaretta..un trekking di tre giorni in montagna senza cibo e senza soldi perchè non li avevamo cambiati in tempo in moneta corrente e…mi sa che mi ci vuole un post!!!
    Mi piace il tuo modo di raccontare i viaggi!

  2. Ok, allora viaggio di nozze nel paese con il basso di tasso di criminilità sulla faccia della terra. Posto che per arrivarci devi fare almeno 2 giorni di viaggio. Arriviamo, ci facciamo accompagnare da alcuni amici locali in un negozio di tatuaggi e parcheggiamo il piccolo camper in un posteggio coperto. Al nostro ritorno troviamo un finestrino rotto e due zaini che mancano. Ovviamente il mio con dentro molte macchine fotografiche, le mie medicine (con relativo certificato del medico, nel caso ci avessero fermato in aeroporto) ed il mio passaporto. Quindi il viaggio di nozze si è mezzo trasformato da viaggio di nozze a viaggio verso la capitale per poter reperire un documento per tornare a casa.

    Tutto questo accadeva in Nuova Zelanda nel 2011. Quindi occhio se vi fermate ad Auckland.

  3. Mamma mia, quella della dissenteria deve essere stata terribile ed imbarazzante
    Complimenti per lo spirito di adattamento, non so se ci sarei riuscita e pure non mi ritengo un fiorellino delicato
    Ciao
    Norma

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