I suoni dei miei viaggi: il Ladakh

Per come sono fatta io i miei viaggi sono innanzitutto immagini, colori, emozioni, profumi e sapori.
Ma i viaggi sono ovviamente anche “suoni“: I suoni delle risate, della musica ascoltata magari in auto o nelle cuffie durante i trasferimenti, i suoni dei discorsi tra compagni di viaggio e quelli di una lingua che non conosci ma che per qualche giorno sarà “la tua”…
Quando ho letto questo tema di “il senso dei miei viaggi” ho pensato a quali suoni mi fossero maggiormente rimasti dentro in viaggio ed un luogo ha continuato prepotentemente a bussare alla mia mente: il Ladakh.
Il Ladakh è una provincia dell‘India del Nord in cui svettano le montagne della grande catena dell’Himalaya che per conformazione, popolazione e religione è molto simile al Tibet, tanto da essere definito da alcuni come “il piccolo Tibet“, con la differenza che qui la popolazione non ha dovuto subire alcuna repressione religiosa e i templi sono pieni della vita delle persone che sono nate e cresciute a queste incredibili altitudini.
Qui, oltre ai panorami mozzafiato, sono i suoni ad entrarti nell’anima, tanto da essermeli portati a casa, per richiamarli alla memoria quando ne sento il bisogno.
Eccoli allora, ecco un viaggio in suoni, il suoni del mio Ladakh, ma non potendo riprodurli ho scelto tre immagini sperando di riuscire a trasmettere in qualche modo l’emozione che mi hanno lasciato dentro, essenza di un viaggio fatto di anima, montagna e cielo.
Il vecchio e il viaggiatore – Ladakh

Ora a distanza di anni non ricordo il nome di quello strano gingillo nelle mani dell’anziano signore della foto, eppure ne ricordo il suono.
Lo abbiamo sentito spesso durante i nostri giorni in Ladakh, durante le feste o la preghiera, nei momenti di attesa che hanno preceduto le celebrazioni a cui abbiamo avuto la fortuna di assistere.
Se ben ricordo uno dei suoi scopi è quello di scacciare gli spiriti malvagi
La preghiera – Ladakh

E’ impossibile venire fin quassù e non farsi affascinare dai momenti di preghiera dei monaci. Assistere alla puja del mattino, la preghiera delle prime ore dell’alba, è un’esperienza incredibile qualunque sia il vostro credo: le voci dei monaci si fondono con gli strumenti musicali in un ritmo intenso, che ti fa vibrare le corde dell’anima.
Ohm” la parola che viene ripetuta ancora e ancora, ti culla, ti guida, ti porta fin dentro a tradizioni antiche.
La preghiera dei monaci è un suono che non posso dimenticare e che ancora oggi, in momenti particolari, richiamo alla mente.
Il vento – Ladakh
Khardung La è uno dei passo montani più alti al mondo.
Quando sei ad un’altitudine di 5.359 metri la fatica si fa sentire in modo incredibile anche solo per compiere pochi passi.
La testa si fa pesante, il fiato si accorcia, le distanze paiono allungarsi...
A quelle altitudini il suono che ti entra dentro è quello del vento
E il vento che soffiava rabbioso ha accompagnato la nostra notte ne campo tendato poco più in basso, teso, arrabbiato, quasi a chiederci che cosa cercassimo lì, ha insistito, battendo sulle pareti della tenda fino al sorgere del sole e del nuovo giorno che portava via con sé i fantasmi della notte ma lasciava, sottile, quel mal di testa dovuto all’altitudine…
Il vento ancora oggi è il suono che mi viene in mente quando riguardo le foto di quel cielo blu e di roccia grigia, un vento che ti entrava nelle orecchie e nella mente, quasi a voler buttare all’aria le tue certezze…
Questo post partecipa all’iniziativa “I suoni dei miei viaggi” di Monica, del Blog Viaggi e Baci.
Francesca

Francesca

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. Copy Writer e SMM freelence, amo le parole perché mi fanno viaggiare anche quando sono a casa. #traveller #mum #dreamer