Basket a New York

Basket a New York: The Cage e i migliori playground

Se siete degli appassionati di pallacanestro c’è un cosa che non potete mancare durante un viaggio nella Big Apple: il tour dei migliori playground di basket di New York. Noi ovviamente l’abbiamo fatto – potevamo mancarlo? – girando un campetto all’altro, ci siamo portati a casa un sacco di ricordi e abbiamo respirato la vera palla a spicchi!

Tra i campetti di New York ce n’è uno che è davvero un’icona della città e a esso è legato uno dei ricordi più belli del nostro viaggio: The Cage. Ma prima di raccontarvi la nostra esperienza ai playground di basket newyorkesi eccovi un breve tour tra i migliori.

I migliori playground di basket a New York

Se amate la palla a spicchi non potete non fare il tour dei più famosi campetti di basket di New York. Qui di seguito trovate un po’ di info per organizzarvi, enjoy! E se incontrate il “nonno” salutatecelo (per capire cosa intendo dovete leggere il racconto più sotto)! 🙂

The Cage Playground, New York, Greenwich Village

Il The Cage è probabilmente il più famoso playground di New York. In zona Greenwich, piccolo e circondato da recinzione (da qui il nome “la gabbia”) è un must da vedere a New York per chi ama il basket.

Rucker Park, New York, Harlem

Il Rucker Park si trova ad Harlem e anche questo è un simbolo del basket di New York visto che da qui sono passati tanti – ma tanti! – giocatori della pallacanestro americana. Oltre a essere un luogo iconico è anche bello.

St. Nicholas Terrace, New York, Harlem

Il St. Nicholas Terrace è un altro playground di Harlem che si trova in un parco tra la 128esima e 141esima strada. Ci sono due campi da gioco, solo uno con misure regolamentari.

De Witt Clinton Park, New York, Midtown

Al De Witt Clinton Park, situato in zona Midtown si trovano non solo due campi da basket ma anche calcio e pallamano.

Happy Warrior Playground, New York, Manhattan

Il nome parla da sè: siamo a Manhattan e i quattro campetti di questo playground di New York sono blu, gialli e rossi. Qui si allenano alcuni dei migliori giocatori di pallacanestro della Upper West Side.

Ovviamente ce ne sono molti altri – non a caso si dice che la Grande Mela sia la città del basket americano per eccellenza – ma se volete fare un tour dei campetti di New York questi meritano. Qui sotto invece trovate il racconto della nostra esperienza ad una partita al The Cage, mi raccomando, se ci andate non dimenticate le scarpe e il cambio! 😉

New York in famiglia Statua della Libertà

Una partita al The Cage: il campo da basket più famoso di New York

Dai, gioca tu! Hai anche le scarpe!” avevo detto io al mio Compagno di Viaggio che nello zaino custodiva un paio di calzature da basket comprate durante la nostra mattinata di shopping nella Grande Mela. Eravamo al The Cage di New York, uno dei playground più famosi della città, dove una partita era appena terminata e un’altra stava per iniziare. Se avessero trovato il giocatore mancante ovviamente.

Lui  fremeva dalla voglia di prendere in mano la palla a spicchi, ma il nostro non era l’abbigliamento più adatto per una partita: jeans e felpa, perfetti per percorrere le avenue della Grande Mela in un limpido giorno di settembre ma non certo per sfidare chi il campetto lo calpesta tutti i giorni. Ci eravamo però fermati lo stesso a guardare cosa sarebbe accaduto, le dita aggrappate alle maglie della rete del campetto in cui si stavano formando le squadre. I giocatori erano tutti giovani che si stuzzicavano ancora prima di iniziare la partita. Uno in particolare non smetteva di parlare e, proprio per questo, avevamo iniziato a prestare attenzione alle sue parole: “Un ragazzo! Manca un ragazzo? Chi viene a giocare?

Era una cantilena e il giocatore che la ripeteva si muoveva agile per il campo molleggiando sulle gambe, cercando l’ultimo uomo per formare il quintetto. Nessuno sembrava però intenzionato a unirsi a loro per giocare quella partita. “Hey guys! Come on!” ripeteva: alto quasi due metri, pantaloncini lunghi fin sotto al ginocchio, una selva di capelli neri e la pelle scura come l’ebano sotto a cui guizzavano i muscoli da atleta. Quel giocatore continuava a ripetere il suo invito.

All’improvviso dalla panchina dove stava osservando la scena si era alzato un uomo: cinquant’anni o forse di più, longilineo ma alto quanto l’altro, i capelli bianchi, tagliati corti, che contrastavano con il colore della pelle, un paio di jeans da lavoro e una felpa grigia.

Vuoi un ragazzo? Eccomi!” aveva detto solo.

L’altro, quello che stava reclutando, non l’aveva sentito. O forse aveva solo fatto finta di non notarlo. Noi invece l’avevamo guardato trattenendo una risata: aveva più del doppio degli anni degli altri giocatori e non pareva uno che passava le giornate  ad allenarsi in un playground di New York.

Ma quello aveva insistito e visto che nessun’altro aveva raccolto l’invito, alla fine proprio a lui era toccato entrare in campo. Con un sorriso avevamo notato come, sotto alla felpa grigia nascondesse una maglia da basket, mentre, continuando ad indossare i jeans, prendeva posto in campo. Un palleggio, un altro e la partita era iniziata.

Il ragazzo che prima parlava a macchinetta continuava a non star zitto, però l’altro, il “nonno”, non sembrava scomporsi e lo marcava stretto: uno stop, poi un altro, un rapido indietreggiare in difesa e poi un contropiede verso il canestro avversario.

Però sa giocare!” aveva esclamato il Compagno di Viaggio accanto a me.

Io ero rimasta a guardare incuriosita: tra gli altri giocatori quel signore di mezza età spiccava come non mai eppure non mollava, correndo avanti e indietro per il campo, passando la palla e perfino segnando, in silenzio, nonostante ad un certo punto sul suo volto fossero evidenti i segni della fatica.

Poi la partita era finita e i ragazzi si erano salutati, fermandosi a parlare ancora un poco mentre lui, il vecchio, aveva indossato nuovamente la sua felpa grigia e si era avviato da solo lungo la via. Anche noi ci eravamo allontanati per ritornare alla scoperta della città, mentre io pensavo che, davvero, non si può non fare il tour dei playground di basket a New York.

Francesca

Francesca

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. Copy Writer e SMM freelence, amo le parole perché mi fanno viaggiare anche quando sono a casa. #traveller #mum #dreamer

8 comments

  1. Che bello spaccato di vita americana
    Il cod captcha a volte nn si vede e non permette il commento…

    1. Dici che funziona? In effetti potrei provare anche così… 🙂 in questi giorni sono stra incasinata devo mettermi lì e vedere cosa è meglio!:)

  2. non lo dire a nessuno… tra poco torno a NY!
    E che bello leggere di questo espisodio, così tipicamente americano!
    Sempre bello passare da te Fra 🙂

    1. Grazie!!il tuo commento mi.fa enormemente piacere perché significa che sono riuscita a far passare almeno un po’ di quelle emozioni e ricordi!

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