Macao - un pezzo di Portogallo in terra cinese

Il biglietto del bus a Macao

L’attesa alla dogana di Macao era stata lunghissima e sfiancante.
L’autobus che ci aveva portati fin lì da CantonGuangzhou in mandarino – si era fermato davanti all’ingresso senza alcuna spiegazione e noi non avevamo avuto altra scelta che seguire i nostri compagni di viaggio cinesi che scendevano in fretta.
Eravamo entrati in quell’edificio trovandoci di fronte una massa di persone in attesa, ovviamente nessuno parlava inglese e noi avevamo cercato non senza fatica di capire quale fosse lo sportello dedicato a noi europei.
Sebbene infatti Macao facesse ormai parte della Cina dopo la “restituzione” le procedure per l’ingresso erano inspiegabilmente lunghe e complicate e avevano trascorso quasi cinque ore in quell’edificio ovviamente in fila e in piedi.

Una volta “passati dall’altra parte” avevamo cercato un autobus per arrivare al nostro hotel.
Nel parcheggio interrato con il caldo umido dell’estate cinese, il peso degli zaini sulle spalle e la stanchezza della sveglia all’alba non era stato immediato individuare il mezzo giusto.
Ad un certo punto avevamo notato due ragazzine poco lontane: i volti sorridenti, i capelli neri lucenti e il sorriso luminoso. Parlavano incredibilmente un po’ di inglese e dopo averci confermato che il mezzo era quello giusto ci eravamo avviati insieme al bus visto che era lo stesso che dovevano prendere anche loro.
Lì la sorpresa: dovevamo fare il biglietto ovviamente ma le nostre compagne di viaggio ci avevano spiegato che i nostri yuan cinesi non avevano alcun valore lì e noi non possedevamo la valuta di Macao.
L’autobus stava per partire e noi non sapevamo cosa fare: saremmo dovuti ritornare in dogana, fare di nuovo la fila e cambiare i nostri soldi.

Per noi si trattava di qualcosa di incomprensibile: Macao era una penisola cinese ma la sua valuta era diversa e, come avremmo scoperti da lì a poco, quella non era certo la sola differenza.
Le due ragazze che ci accompagnavano avevano riso della nostra sorpresa e poi avevamo pagato il biglietto anche per noi.
Ringraziando eravamo saliti insieme sul bus e usciti all’aperto: iniziava per noi un viaggio nel viaggio la scoperta dell’isola di Macao, un pezzo di Cina che parla portoghese dove si mangiano i deliziosi pastel alla crema e dove accanto ai piccoli tempietti votivi ci sono le chiese.

Macao in quei giorni ci aveva sorpresi e deliziati, ci aveva regalato lunghe passeggiate al mare e cene a base di pesce, pomeriggi al casinò e fotografie ai grattacieli luccicanti. Non avevamo più rivisto le nostre due giovani amiche ma io le ricordo ancora.

Spesso viaggiando mi è capitato di perdermi e chiedere informazioni. C’è stato chi mi ha indicato la via e chi mi ha accompagnato per un pezzo, chi mi ha mostrato il bus giusto e chi mi ha pagato perfino il biglietto. Forse anche per questo sono tra quelle che si ferma a dare un’indicazione o che si avvicina paziente al povero turista straniero in stazione che inutilmente sta cercando di spiegare all’operatore dietro lo sportello quale biglietto vuole acquistare. E per me il viaggio è la metafora della vita e a volte abbiamo davvero bisogno di qualcuno che ci indichi quale autobus prendere o addirittura che paghi la corsa per noi…

Francesca Taioli

Francesca Taioli

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. #traveller #mum #dreamer