Il rispetto e i viaggi

Dall’arrivo del Patato prima ancora che una viaggiatrice io sono una mamma e lo dimostra il fatto che, questo blog, nato come blog dei miei viaggi col patato è diventato, post dopo post, un blog del mio “viaggio da mamma”, che cresce col suo bimbo, viaggiando, ridendo e (a volte) piangendo.
È per questo che quando ho incrociato questo tema, proposto questo mese da Genitori Crescono, mi sono fermata un attimo a riflettere: Insegnare il rispetto
Un tema su cui non si può non riflettere, soprattutto quando si sentono certe notizia di cronaca, un tema che mi “risuonava” dentro.
Però mi chiedevo: Cosa ne so io di come si fa a insegnare il rispetto? Io che ho un figlio di pochi mesi e che al momento sono completamente presa in “insegnamenti” molto più basici, come non mordere la mamma mentre ti allatta o non tirarle i capelli!
Ci ho pensato un po’ se scrivere o meno un post, poi qualche giorno fa al corso di massaggio infantile la trainer ci ha detto una frase che sembrava essere messa lì apposta apposta per continuare le mie riflessioni: “Il bambino trattato con rispetto diventa un adulto rispettoso
Ecco, mi sono chiesta, è così facile? Basta rispettare mio figlio e le sue esigenze per insegnargli a rispettare gli altri (e se stesso)? Non è quello che fanno tutte le mamme? Tutte le famiglie? E allora perché a volte non basta?
Il tema ha iniziato a rimuginarmi dentro sempre più forte, bussando per uscire.
Mi chiedevo: Come farò a insegnare a mio figlio a crescere capace di rispettare se stesso e gli altri?
Poi mi è venuto in mente qualcosa che avevo letto: una mamma che si stupiva (in positivo ovviamente) perché nella descrizione che il figlio faceva dell’amichetto del cuore per darle modo di riconoscerlo tra gli altri bambini che giocavano veniva citato il colore della giacca a vento di quel bimbo ma non quello della sua pelle, nonostante essa fosse di un colore “diverso”.
Ecco questo è il punto: rispetto per me è imparare a accettare le diversità degli altri e farle proprie. Non attaccare chi è altro, chi è diverso. Che sia di colore, fede, genere, partito o orientamento sessuale diverso.

Chiesa Etiope – Gerusalemme – Israele

Imparare a comunicare e ad amare “l’altro”. Imparare ad apprezzarne le comunanze e le diversità.
Come si fa a insegnare questo tipo di atteggiamento?
Ho riflettuto su di me, su di noi come coppia, sulle nostre esperienze e sui nostri atteggiamenti verso l’altro e gli altri.
Cos’è che mi ha insegnato il rispetto verso gli altri e l’altro da me?
La mia famiglia certo, ma non solo.
Spesso ho imparato il rispetto nell’incontro con l’altro.
Perché se è vero che è nella natura umana temere ciò che non si conosce e che la paura è spesso alla base di molti atteggiamenti violenti e di “non rispetto”, è vero anche che conoscendo il “diverso” possiamo capirne le somiglianze e le comunanze e quindi superare le nostre paure.

E il diverso io ho avuto la fortuna di conoscerlo spesso attraverso i viaggi, viaggi e non vacanze perché è difficile conoscere l’altro se si rimane chiusi dentro alle mura di un resort.
Viaggi vissuti come incontri, con un paese, con un popolo, con un’alterità a cui avvicinarsi con mente aperta e sguardo pronto a cogliere le differenze e andarsene arricchiti e con il cuore colmo delle somiglianze.
Dico spesso che vorrei riuscire a crescere mio figlio come un piccolo viaggiatore perché sono convinta che i viaggi aiutino a crescere e ad aprire il cuore e la mente.
Ecco, oggi mi sento di dire che viaggiando si impara anche il rispetto e vorrei, anche attraverso i viaggi, insegnarlo a mio figlio.
Certo non è l’unico modo per insegnarlo, certo non è la Soluzione, perché si può viaggiare con gli occhi ciechi e il cuore chiuso e allora l’altro non lo si incontra per nulla. Però per me insegnare il rispetto passa attraverso questo.
Prima di concludere mi sento di condividere un’ultima cosa: quante volte su una spiaggia ci è capitato di vedere due bambini di nazionalità diverse giocare insieme pur non parlando una sola parola l’uno la lingua dell’altro?
Eppure vederli capirsi e rispettarsi.
Ecco, credo che questo sia possibile perché i bambini nascono con un cuore aperto e rispettoso, pronto a cogliere ed accogliere l’altro.
Sta a noi lavorare affinché questo cuore non si chiuda.
E se riusciamo a camminare su questa strada, rispettando i nostri figli e coltivando la loro innata apertura di cuore forse sarà più facile crescere bimbi che un domani saranno adulti rispettosi, di se stessi e degli altri.
E allora forse non ci sarà più bisogno di scrivere questi post.

Questo post partecipa al blogstorming di GenitoriCrescono.

Francesca

Francesca

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. Copy Writer e SMM freelence, amo le parole perché mi fanno viaggiare anche quando sono a casa. #traveller #mum #dreamer