Israele e i Territori: viaggio e esperienza

Israele, i Territori, la Terra Santa – chiamateli come volte – sono per me un luogo particolare. Così come una città speciale è Gerusalemme, tanto bella quanto difficile da definire e incasellare come si fa con le altre capitali.

Si tratta di un viaggio per me ambivalente: da un lato consiglio a tutti un viaggio in Israele, dall’altro a tutti quelli che stanno per partire ripeto che non si tratta di un viaggio “qualsiasi”. E nemmeno di un viaggio facile.

Quindi perché partire?

Perché organizzare un viaggio in Israele?

Nel mio caso quel viaggio era arrivato per caso in un momento particolare della mia vita quando in realtà le vacanze le avevamo già prenotate da un’altra parte. Ma come capita a volte con certi incontri non è stato possibile rifiutarlo: dovevo semplicemente partire.

In quel momento poi eravamo in due ma io iniziavo a “pensare” per tre, ero reduce da un periodo molto brutto ma avevo iniziato a uscirne (o almeno a muovermi per uscirne), ero alla ricerca di un po’ di me ma mi ero anche molto trovata o meglio ritrovata già prima di partire.

Ecco, per tutti questi motivi è stato un viaggio speciale e fatto in un modo particolare. Ma forse proprio questa è una delle ragioni per organizzarlo: non poterlo evitare. Proprio come per l’India infatti secondo me anche un viaggio in Israele è qualcosa che ti “chiama”, qualcosa che senti che è giunto il momento di fare.

Perché se ne stava lì, nella wish list, da tempo, ma finalmente giunge il momento di partire.

Se quindi ci state ragionando sopra, se vi ritrovate in queste mie sensazioni pre partenza, vi racconto la mia esperienza in Israele.

Viaggio in Israele foto Gerusalemme moschea

Esperienza di viaggio in Israele

La mia esperienza è stata molto intensa anche perché durante quel viaggio ho avuto la fortuna di parlare con la gente e provare a capire, cosa significa vivere in Israele e nei Territori. E attenzione: la parola “provare” è d’obbligo e non è casuale.

Lì ho incontrato palestinesi che si trovavano a combattere tutti i giorni col muro, ebrei che mi hanno raccontato delle loro paure e delle motivazioni per cui erano emigrati lì, cristiani che si trovavano nella “terra di mezzo” eppure per loro Patria della Fede, persone di credo diversi che cercavano di lavorare per insegnare il rispetto e l’integrazione, per portare avanti il sogno di “poter vivere insieme”.

Mi sono trovata in fila davanti ai check-point vedendo bagagliai aperti e attese lunghissime, ho visitato Musei che fanno piangere e sono stata testimone scene di fede vera e commovente ma anche di superstizione, quella che non sai se ridere o urlare. Ho ascoltato racconti di rabbia ed altri di speranza, ho sentito parole di pace ed altre di odio.

Sono stata accolta ma anche scacciata.

Ho incrociato sul mio cammino persone giunte a Gerusalemme con le motivazioni più diverse. Persone alla ricerca di se stesse e altre alla ricerca di un senso, persone desiderose di donare e donarsi e persone interessate solo a prendere, ho visto persone che nella Città Santa si sono perse e altre che invece hanno trovato se stesse. È stato un viaggio intenso, commovente, intimo, perché se i viaggi lo sono tutti questo ha avuto bisogno più degli altri di essere discusso, rielaborato, capito, prima e dopo. Avevo cercato di leggere tanto prima di partire e ho cercato di farlo dopo.

Non è stato comunque sufficiente per prepararmi a questo viaggio in Israele.

Si è trattata di un’esperienza intensa, da rielaborare piano piano una volta a casa. Perché non si può pensare di capire tutto subito. E forse neanche dopo.

L’immagine, che mi porto dente non ho fotografato è quella di due giovani una sera a Gerusalemme. Un ragazzo e una ragazza come tanti, abbracciati in una via della città nuova. Loro però avevano il mitra a tracolla e la divisa da soldati. Ho pensato tanto a loro due, ai loro sogni, alle loro paure e a quelle di chi si trova tutti i giorni dall’altra parte di quel mitra. Ho pensato a chi cerca di fare qualcosa e a chi non sa cosa fare e ha abbandonato la speranza, a chi lotta e a chi spera, a chi odia e a chi continua tenacemente ad amare.

Io non ho la risposta, non so cosa sia giusto, non so quale sarebbe la soluzione né mi sento di dire chi ha ragione e chi torto. Perché secondo me ragione e torto in questo caso non esistono.

Esiste il rispetto, che va cercato, insegnato, coltivato.

Da brava Travel Blogger prendo appunti durante il mio viaggio in Israele

La mia speranza, da inguaribile ottimista, è che questo rispetto prima o poi sbocci, come un fiore nel deserto, e possa portare finalmente ad una convivenza serena.

Questa è stata la mia esperienza in Israele. Non so se possa aiutarvi nel decidere se partire o meno, spero di sì. Concludo dicendo che sebbene non sia un viaggio “facile” dal punto di vista emotivi è di certo uno di quelli che arricchisce il viaggiatore di esperienze.

E forse non è questo il motivo per cui si viaggia?

“Shalom, Inshallah, Pace”

8 commenti su “Israele e i Territori: viaggio e esperienza”

  1. io ci vorrei troppo andare la prima settimana di giugno (esattamente dal 4 all’ 11). Viste le ultime notizie del sito viaggiare sicuri e le ultime notizie riguardanti la siria non so….
    Visto che ci sei gia stata, mi sapresti dare qualche consiglio?
    Grazie 1000!!

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