Italiani… brava gente

“Italiani… Brava gente…”
Qualche tempo fa si sentiva dire spesso, che un po’ significava che noi italiani siamo un po’ casinisti forse un po’ maccaroni ogni tanto ma in fondo siamo brave persone, non ce n’è.
Però in questi ultimi tempi (anni?) se ascoltavi un tg o sfogliavi un giornale qualche dubbio ti veniva.
E la domandina era in agguato: “Brava gente? Siamo sicuri?
E a volte tutto questo orgoglio di essere parte di un paese come l’Italia veniva a mancare…
Perche’ lo dico oggi?
Beh perche’ qualche giorno fa a Vienna mi e’ accaduto un episodio che ha avuto come protagonista degli italiani”expat”, quelli che spesso vengono definiti “quelli  in fuga”…
[cml_media_alt id='5270']Idee di viaggio: Vienna con i bambini[/cml_media_alt]
San Valentino con i bambini a Vienna
Vi spiego
Succede che una mattina esci dal tuo appartamentino in affitto e, forse causa emozione da “oddio c’e’ il sole!!” ti scordi cellulare, tablet e pure la cartina di riserva (la testa no, quella ce l’hai attaccata n.d.r.).
Poi accade che c’e’ una bella foto da fare (questa n.d.r.), che tuo marito si ferma per scattare mentre tu continui (piano piano) a spingere il passeggino dove il tuo nano si sta lamentando palesemente stanco.
Guardacaso e’ una domenica pomeriggio, tu sei in centro e come te ci sono migliaia di persone tutte entusiaste di godersi finalmente una giornata di cielo blu e fotografie.
Qualche metro e uno sguardo al marito che scatta, altri metri e un altro sguardo, pochi metri ancora e “puff” marito volatilizzato.
Capita che tu non ti preoccupi subito, ti limiti ad aspettarlo un po’ in un punto ben visibile (la colonna della peste n.d.r.) ma come te anche altre decine di persone pensano di fermarsi proprio di fronte allo stesso monumento e quindi il marito nel mucchio non ti vede e tu non vedi lui ma, sempre causa nano ti tocca continuare a spingere che “chi si ferma e’ perduto” e cosi’ procedi pensando che vi troverete al museo (lo zoom n.d.r. ovvero il museo dei bimbi!).
In questo modo passano i minuti e tu ti ritrovi in un altro quartiere di fronte al museo che volevate vedere dove sei certa che il marito ti stara’ aspettando ma dove di lui (il marito) non c’e’ nemmeno l’ombra.
Accade che aspetti un po’ sempre girando in tondo col nano che si agita e realizzi che non hai il cellulare con te ne’ conosci il numero del tuo coniuge a memoria e anche che lui ha l’unica copia delle chiavi del vostro appartamento in affitto in un quartiere “periferico” con un portone che da’ sulla strada, che il vento soffia sempre piu’ forte, che il nano si agita perche’ va cambiato e tutto l’occorrente e’ nello zaino sulle spalle del marito.
Succede che a questo punto la tua ansia cresce
Dopo un tempo che pare infinito (1 ora?) senza che nessun marito appaia all’orizzonte decidi di entrare nel museo e chiedere aiuto al desk domandando  di mandare una mail al tuo lui (mai ricevuta, n.d.r.) e di poter fare una telefonata – come i carcerati – in Italia.
A chi telefoni? A tua madre ovviamente, sul suo numero di casa, l’unico che la tua mente riesce a ricordare.
Che poi chiamare casa e dire “mamma scusa mi dai il numero di mio marito che mi sono persa” equivale a una condanna a morte, sapevatelo ma cos’altro puoi fare?
Accade pero’ che nell’unica giornata di sole dopo mesi tua madre abbia deciso di farsi un giro e a casa quindi non risponda nessuno.
A questo punto il tuo panico cresce, insieme alla forza del vento, e inizi a immaginarti scenari catastrofici in cui tuo marito giace a terra investito da una carrozza mentre scattava la foto (non ridete, sapete quante carrozze ci sono a Vienna?).
A quel punto non sai cosa fare, vorresti muoverti da li’ ma pensi che se ti sposti non vi troverete mai, che a Vienna quel pomeriggio c’e’ il mondo intero e per le strade traboccanti di gente non e’ facile vedersi…
In questo delirio turbinante di pensieri cerchi di intrattenere il nano e senti d’improvviso il suono dell’amata lingua natia: qualcuno accanto a te sta parlando in italiano.
Ti avvicini e chiedi aiuto, spiegando la tua (assurda) situazione a due papa’ che sono li’ con i loro bimbi.
Loro si dimostrano comprensivi: ti prestano il cellulare per chiamare, nuovamente, l’Italia (no answer, again n.d.r.), ti rassicurano, ti tengono compagnia e infine prima di andarsene… ti lasciano uno dei loro telefoni cosi’ che tu possa chiamare nuovamente l’Italia e/o loro in caso di bisogno.
Giuro.
Insomma, in giro per il mondo di persone gentili ne ho incontrate tante, gente che mi ha accompagnato per un tratto di strada in Russia, persone che mi hanno dato consigli e indicazioni o che, come in Thailandia, non sapendomele dare in inglese hanno chiamato dei parenti per farsele tradurre. Persone che mi hanno pagato il biglietto dell’autobus, come a Macao, perche’ io arrivavo dalla Cina e dopo ore estenuanti in dogana mi ero dimenticata di cambiare la valuta e si faceva notte.
Insomma, persone gentili ma mai nessuno cosi’.
Ecco.
Solo questo. Sconosciuti. Brave persone, brava gente.
Tutto qui.
Poi per la cronaca dopo quasi tre ore sono riuscita a parlare con mia madre (con il cellulare dei miei “papa’ expat” n.d.r.) e finalmente contattare e ritrovare mio marito.
Va beh, niente di grave. Io pero’ mi ero un po’ agitata.
Questo post solo per ringraziare Christian e Piero, questi sconosciuti “italiani” che sono stati provvidenziali, aiutando una mamma in difficolta’ e il suo bimbo.
Grazie ragazzi.
Questo per dire anche ancora una volta che sono le piccole cose che davvero possono rendere migliore la vita degli altri.
E che di “italiani brava gente” in giro per il mondo ce n’e’ parecchia!
Post scriptum
1. Ecco, visto che non ho memoria ora ho scritto il numero di cellulare del marito in un biglietto nel portafoglio. Io ve lo dico eh…
2. Se in giro per una delle vostre citta’ vedete una rinco-mamma con la faccia strana palesemente bisognosa di aiuto magari avvicinatevi, potrei essere io!;)
E se anche non lo fossi… magari potreste dare una mano a una rinco-mamma come me!:)
Francesca

Francesca

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. Copy Writer e SMM freelence, amo le parole perché mi fanno viaggiare anche quando sono a casa. #traveller #mum #dreamer