Racconti di un viaggio safari: La fontana del Botswana e una partita di calcio

Quell’ennesimo trasferimento durante il nostro viaggio safari in Botswana era stato come al solito lungo e lento: cinque ore su strade che si trasformavano in piste, tra elefanti – che ormai eravamo talmente abituati a vedere da non scattare nemmeno più fotografie – e leonesse con i loro cuccioli, avvistate purtroppo solo da lontano ma non per questo meno emozionanti.

Arrivati al camping di Khwai, alle porte del Moremi Park in Botswana, avevamo iniziato a scaricare il materiale per montare il campo dove saremmo dovuti rimanere quella notte quando ci era arrivata la notizia che non c’era acqua a disposizione.
Non sarebbe stata la prima volta ma in quel caso non era previsto e, visto che le nostre scorte si stavano riducendo, così, su suggerimento della nostra guida, avevamo deciso di arrivare a piedi fino al villaggio poco lontano dove si trovava una fontana che ci avrebbe permesso di prendere l’acqua necessaria almeno per cucinare.

Una volta arrivati fin lì in quel minuscolo villaggio nel cuore del Botswana, l’acqua della fontana si era rivelata essere di un inquietante color verde smeraldo, scatenando in qualcuno – me in primis – dubbi a proposito del suo essere realmente potabile e una discussione su cosa fosse meglio fare.
Mentre la discussione proseguiva qualcuno aveva notato un gruppo di ragazzi che, proprio poco distanti dalla fontana, giocava a calcio in una specie di campo improvvisato in terra battuta.
Si divertivano e correvano come matti, proprio come tutti i ragazzini del mondo, e la scena era di gioco e di gioia ma a me pareva stridere con quanto la circondava e mi dava un insegnamento potente, proprio a me che me ne stavo in giro per il Botswana ormai da giorni impegnata in quella che mi pareva una “scoperta” di quel paese e dei suoi animali. Loro, che lì ci vivevano, mi stavano offrendo uno spaccato del Botswana molto diverso da quello che avevo visto fino a quel momento, tutta presa a scattare fotografie e ad avvistare i meravigliosi “Big Five“.

Mentre io ero persa nei miei pensieri qualcuno dei ragazzi del nostro gruppo non aveva resistito e si era  messo a giocare con i bambini, tra risate di tutti e pallonate. Poi, raccolte le nostre cose, ci eravamo avviati verso il nostro campo, dove ad attenderci c’erano le tende, la pastasciutta cucinata con quell’acqua verde smeraldo e il solito cielo pieno di stelle che accompagnava ogni nostra notte lì in Botswana.
Ah ovviamente io avevo preso il solito virus intestinale … Ma questa è un’altra storia e (se avete voglia di leggerlo) un altro post… 🙂

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