Viaggiare con i bambini piccoli: volare con un bambino

Mamma viaggiatrice uguale mamma degenere?

Oggi volevo condividere qualche riflessione da mamma viaggiatrice che parte da una domanda “si può viaggiare con i bambini piccoli?“.

È un po’ che ci penso, mentre, girando tra i forum per trovare qualche suggerimento per il nostro prossimo viaggio, mi imbatto in mamme dubbiose che viaggiare sia la scelta giusta e in viaggiatrici nostalgiche che hanno deciso, dopo la nascita dei loro pargoli di appendere le loro guide al chiodo, ma ne sentono la mancanza.

E continuo a pensare che non voglio che per me sia così.
Penso che non voglio chiudere le mie passioni nell’armadio (e anche per questo c’è il blog!) e che voglio mantenere viva quella parte di me che mi dà gioia “oltre” mio figlio.
E voglio crescere il mio Patato (anche) attraverso i viaggi. Anche se lui non è esattamente un bambino “facile”.
Per merito della rete ho iniziato, un po’ sottovoce, a pronunciare la parola “amplificato” o “in attesa” (che forse mi piace di più, merito di Mammaimperfetta).
Perché il mio piccino che mi fa sciogliere con un sorriso, che è capace di seguire attento le conversazioni come un adulto, che chi lo vedeva a nemmeno due mesi di vita diceva sorpreso “Oh, come ti guarda! Sembra che capisca!“, che appena nato stupiva tutti perché sembrava avere “lo sguardo di un bimbo grande“, che ti conquista con la sua espressione da furbetto e la sua risata irresistibile, ecco lui,  il mio adorabile Patato è un bambino impegnativo, da tanti punti di vista.
Lui che a nemmeno tre mesi ha imparato a girarsi e a tuffarsi dal fasciatoio, lui che è in moto perpetuo e quando è stanco invece che addormentarsi accelera, lui che quando qualcosa lo disturba “va in over“, lui che si spaventa per cose banali e mi cerca sull’orlo delle lacrime, lui che prestissimo ha iniziato a fare stizze e bizze come un bimbo grande, lui che è stato soprannominato Nanidì per l’abilità nel liberarsi da ogni cintura e abbraccio o Lupen per la capacità di impossessarsi di un qualsiasi oggetto pericoloso presente sulla tavola.
Lui che durante i primi momenti della nostra vita insieme ci ha fatti così tanto spaventare e che ancora oggi un po’ di quell’ansia e di quell’attesa mi è rimasta dentro, nonostante i suoi sorrisi, le sue risate e la sua vivacità.
Ecco lui, proprio lui è un bambino adorabile e bellissimo, ma anche “faticoso“.
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Viaggiare con i bambini piccoli: viaggio in Slovenia

Ma lui, che mi somiglia così tanto perché pare io fossi esattamente così (mater dixit: “da esaurimento!”), è anche un bambino che vuole vivere il mondo, guardarlo coi suoi occhi grandi e curiosi (sarà per questo che dorme poco?). Ecco, e io allora voglio farglielo scoprire questo mondo, per quanto posso, voglio viaggiare e anzi, voglio viaggiare con lui, un “bambino piccolo”. Forse per un po’ di (sano?) egoismo, ma anche perché sono convinta che viaggiare aiuti la mente e l’anima ad aprirsi.

E allora scrivo questo post, nella speranza che qualche genitore dubbioso, ma desideroso di viaggiare ci capiti per caso perchè viaggiare con i bambini piccoli è possibile. Perché spesso se dite che state per partire e vi portate ANCHE vostro figlio neonato (o forse si dice lattante?) nonni, amici e parenti sembrano coalizzarsi per farvi sentire una madre un po’ matta o addirittura…degenere! E così condivido la mia esperienza per “farmi” e farci forza.

La prima volta che abbiamo portato il Patato sull’aereo (A Budapest a 5 mesi) il nonno ha detto testuali parole: “Se succede qualcosa ci saranno delle conseguenze!“. Giuro che l’ha detto davvero! Immaginate come mi sono sentita io, neomamma piena di ansie con ancora gli ormoni che facevano le capriole… C’è voluta tutta la pazienza della mia metà mela per farmi smettere di prefigurarmi disgrazie e prenderla sul ridere (io che ironica non sono per nulla!).

E mi ha dato una grande spinta la comprensione di quella santa della nostra pediatra (tre figli all’attivo) che, quando io ancora titubante le ho chiesto se potevo portare il Patato all’estero, mi ha risposto: “In Ungeria? Chissà dove credevo! Ma certo!” senza nemmeno consigliarmi quali farmaci portare! (Io comunque ne avevo la valigia piena!!).

Perciò, senza nulla togliere a chi decide di non viaggiare più dopo la nascita dei propri pargoli ed è felice della propria scelta, io vorrei incoraggiare tutte quelle mamme che, pur tra mille attenzioni e con una pianificazione degna di un viaggio del pontefice, decidono di partire col proprio bambino “zerododici” al seguito: viaggiare con i bambini piccoli è possibile. Tranquille! Non siete degeneri! Ci sono altre mamme come voi!

Perché se è vero che molto spesso l’opinione diffusa è che viaggiare con un bimbo piccolo equivalga a portare con sé una centrale nucleare pronta a esplodere, è vero anche che viaggiare si può, seppure con qualche attenzione in più…

Quindi… io ci provo! Perché credo che ognuno debba fare quello che si sente senza forzarsi e senza annullarsi! Ogni mamma saprà quindi organizzarsi, documentandosi accuratamente sulla meta, nel modo migliore per il proprio piccolo. So che andando avanti dovrò essere ancora più attenta a scegliere e considerare i bisogni del mio bimbo, in modo che ogni viaggio sia per lui un’esperienza piacevole ed arricchente, ma non voglio rinunciarvi in partenza.

Da viaggiatrice ho incontrato spesso genitori con piccoli viaggiatori in giro per il mondo e ho sempre pensato che avrei voluto essere come loro in futuro.
Ho conosciuto famiglie svizzere girare con i figli piccoli su e giù per l’India e bimbi italiani che, zaino in spalla, affrontavano felici il Cammino di Santiago, genitori sudafricani in vacanza sulle rive dell’Okawango con una bimbetta per mano e una nella pancia e piccoli viaggiatori di ogni nazione estasiati davanti alla vista di un koala.

Viaggiando ho incontrato anche bimbi tranquillamente addormentati su un volo intercontinentale e adulti talmente terrorizzati dal volare da doversi prendere un calmante…

Penso che ognuno di noi sia diverso e ciascuno debba scegliere ciò che è meglio per sé e la propria famiglia e credo che se il desiderio è quello di viaggiare sarebbe ingiusto soffocarlo.

Ci sono dei capisaldi che non si possono dimenticare (vaccinazioni e zone pericolose in primis) ma per questo ci sono opportune fonti di informazione da consultare, per il resto invece penso che ciascun genitore debba affidarsi alla conoscenza di se stesso e del proprio bimbo, lasciando perdere gli eventuali “terrorismi psicologici” di chi c’è intorno.

Io ho scoperto che il nostro bimbo è più tranquillo quando siamo in giro di quando siamo a casa. Però ogni volta cerco di scegliere le mete anche in relazione a quelle che credo possano essere le sue esigenze e la sua “resistenza”, oltre che ai miei desideri. Certo, questo è il mio approccio, il mio modo per viaggiare con un bambino piccolo e crescere insieme a lui.

Quindi non sentitevi strane né degeneri se volete continuare a viaggiare e far conoscere il mondo ai vostri figli e se vi viene una gran voglia di partire ogni volta che nella mail trovate una newsletter con le offerte di viaggio… Per quanto può valere non siete le sole!

E se vi viene la tentazione di farvi sopraffare dall’ansia pensate che l’ansia è normale e magari ci aiuta a essere più vigili, ma…senza farsi dominare!

Fin qui il mio pensiero. Voi cosa ne pensate?

Francesca

Francesca

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. Copy Writer e SMM freelence, amo le parole perché mi fanno viaggiare anche quando sono a casa. #traveller #mum #dreamer