Palinuro 1992

Correva l’anno 1992. Lei era una ragazzina che si affacciava al mondo senza sapere bene da che parte guardarlo e loro cantavano “Ricordati di me” sorridendo. Tutt’intorno c’era Palinuro, con il suo mare e le sue bellezze poco lontane, mentre tra le pieghe dei sogni e delle risate c’era il limbo, il limbo dell’estate che finisce ma non sembra vero, del primo anno di liceo che deve iniziare e non sai cosa aspettarti e di una vita nuova di zecca che ancora non hai capito da che parte afferrare.

Loro una sera avevano intonato una canzona strana e triste, forse troppo triste per una sera d’estate: “Piero e Cinzia” ma lei quei due non sapeva proprio chi fossero, l’aveva capito solo ascoltando quelle note stonate sulla spiaggia e si era un po’ commossa. Anche Roma, quella “Roma Capoccia” cantata a squarciagola tutti insieme con il sottofondo delle onde del mare, non l’aveva mai vista, ci sarebbe andata per la prima volta solo cinque anni dopo per festeggiare la maturità e la fine di un’epoca. Sempre anni dopo, molti anni dopo, lei avrebbe capito cos’erano quelle lacrime che si affacciavano agli occhi di quei ragazzi, la tristezza mista a stanchezza di chi ha trascorso una intera stagione insieme a ridere, parlare e faticare, di chi ha sorriso ai turisti e pianto in camera, di chi si è innamorato e forse non si rivedrà mai più. Ma in quel momento era troppo presto, bisognava vivere l’attimo senza interrogarsi sul domani.

[cml_media_alt id='6129']Palinuro - Io all'anfiteatro[/cml_media_alt]
Palinuro – Io all’anfiteatro
[cml_media_alt id='6128']Palinuro - Le scogliere sul mare[/cml_media_alt]
Palinuro – Le scogliere sul mare
In quel momento lei era solo una ragazzina che non sapeva nulla del mondo, aveva solo i suoi quattordici anni compiuti da poco, troppo poco per vedere e capire tutto. Lei che faceva la fila tutte le sere alla cabina telefonica per chiamare quel fidanzatino rimasto a casa, che rimaneva al sole anche nelle re più calde del giorno fino a farsi venire l’eritema sulla sua pelle chiara e le lentiggini e che si tuffava in acqua anche se non sapeva nuotare. Lì a Palinuro per riempire quei giorni troppo brevi c’erano le serate in riva al mare con la chitarra e le rovine di Pompei, il Vesuvio visto per la prima volta e un anello d’argento con un granato rosso sangue che l’avrebbe accompagnata per gli anni a venire, la mozzarella e quella cadenza romanesca nel parlare che le piaceva tanto. Quella che stava finendo sulla sabbia di Palinuro era stata una delle estati più intense della sua vita e lei l’avrebbe ricordata per molto tempo, ma in quel momento lei ancora non lo sapeva, e con l’ingenuità dei suoi quattordici anni si crogiolava al sole e camminava a piedi nudi sulla sabbia, senza lo smalto, sognando l’autunno.

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