Ricordi di una vacanza poco vacanza ma speciale lo stesso

Il mio inglese non è mai stato un gran che, un po’ per colpa mia, che non ho quello che si dice “un buon orecchio” per le lingue, e un po’ perché a scuola non ne ho mai approfondito abbastanza lo studio.

In realtà al liceo ho avuto per tutto il triennio una professoressa che parlava benissimo inglese. Peccato che invece di fare lezione preferisse raccontarci della sua vita, trascorsa tra USA e Australia, rigorosamente in italiano. Questo ha di certo permesso a noi studenti di sopravvivere senza grandi sforzi in quella materia per tre anni ma altrettanto certamente ne abbiamo pagato lo scotto negli anni successivi, ritrovandoci a “rincorrere” poi la fatica non fatta.

[cml_media_alt id='3749']Culloden in Scozia[/cml_media_alt]
Culloden in Scozia
A quel tempo però non c’è ne rendevamo conto, nonostante l’esame di maturità ci avesse già dato le prime avvisaglie: i poveretti che avevano portato inglese come materia – scelta “obbligata” perché qualcuno doveva farlo e quindi i migliori della classe si erano dovuti sacrificare – avevano infatti preso una colossale batosta nel voto finale, per colpa, pare, proprio di quell’inglese un po’ “così così“!

Una volta arrivata all’Università il mio inglese era migliorato solo di poco visto che, avendo scelto una facoltà umanistica, l’inglese era giusto un esame in più di cui liberarsi il prima possibile, e non certo uno dei “pilastri del sapere” su cui trascorrere ore di “studio matto e disperatissimo“.
Nel frattempo però, tra un esame e l’altro, avevo almeno capito di voler viaggiare e, compresa l’equazione tra viaggi e lingue straniere, avevo cercato di recuperare almeno un po’ il tempo perduto. Così nella mia testa si era affacciata l’idea di fare una vacanza studio all’estero…

[cml_media_alt id='3730']La maestosa cattedrale di Ely[/cml_media_alt]
La maestosa cattedrale di Ely in inghilterra
Da studentessa però non è che avessi poi tutte queste entrate – eufemismo – così l’idea era stata accantonata in attesa di tempi migliori, leggi: trovare finalmente un lavoro fisso.
Una volta acquisito lo status tanto ambito di lavoratrice però, avevo compreso quanto è beffarda la vita: quando studi hai tempo ma non soldiquando lavori i soldi li avresti anche ma quello che manca è il tempo!
Così il sogno della vacanza studio per imparare l’inglese era rimasto lì, in attesa, e si era messo in fila insieme a quello di vedere l’India, l’Africa, la Cina… Insomma, il desiderio di imparare davvero l’inglese se ne stava stretto tra una vita da lavoratrice dipendente e i sogni di una viaggiatrice addicted.

Ad un certo punto però era stato proprio il mio lavoro a spingermi a “fare il grande passo” e un’estate, stanca di farmi venire il mal di testa in riunioni fiume in compagnia di colleghi tedeschi dalla pronuncia ostica, mi ero decisa a rinunciare a una parte delle mie vacanze per trascorrere due settimana all’estero nella casa di una anziana signora per imparare – finalmente – l’inglese.
Oddio, in realtà a convincermi della decisione c’era stata anche la possibilità di un compromesso: già che c’ero avrei infatti incastrato la vacanza studio con un tour di Gran Bretagna e Scozia, vedendo così luoghi che mi incuriosivano da sempre. E infatti la prima cosa che mi ero comprata appena presa la decisione di partire non era stato un dizionario di inglese bensì la guida di viaggio, e avevo trascorso più ore a pianificare il mio itinerario on the road di quelle spese a organizzarmi la vacanza studio! 🙂
Però alla fine ero partita. L’anziana signora che mi aveva accolto a casa sua era deliziosa e tra i ricordi più belli di quella vacanza ci sono le serate trascorse a parlare con lei, le sue risate quando le avevo raccontato di una vecchia canzone dei Dik Dik che mi aveva fatta innamorare dell’Isola di Wight e gli spaghetti che le avevo preparato io una sera, lasciandola stupita del nostro modo di cucinare la pasta “al dente”.

[cml_media_alt id='1031']Isola di Wight[/cml_media_alt]
Isola di Wight in Gran Bretagna
Non ero più una studentessa ma quella vacanza studio la aspettavo da tanto e me l’eroe goduta fino in fondo. Avevo anche studiato, sia ben chiaro, ma non solo, avevo cercato di trarre il massimo da quella esperienza, che, anche se breve, era stato bellissima!
Avevo incontrato persone provenienti da tutto il mondo con cui mi ero confrontata, scambiando opinioni e risate davanti a una birra. Ancora oggi ricordo il manager nipponico precisissimo che ci aveva mostrato ridendo la fotografia di se stesso da giovane, coi capelli lunghi in sella a una moto custom, e la mamma in carriera kazaka, che mi raccontava la sua vita così diversa dalla mia. Così in quei giorni avevo, in qualche modo, viaggiato, pur rimanendo per due settimane nello stesso luogo, in attesa di partire per sperimentare finalmente le mie nuove skills “sul campo”, ovvero in un on the road a tutto inglese.

Durante il mio soggiorno avevo anche incontrato uno “studente attempato” che aveva portato con sé in quella vacanza studio la figlia dodicenne. Mi aveva fatto molta tenerezza vedere padre e figlia uniti in quella esperienza, ciascuno con le proprie difficoltà e con i propri compagni di studio!
In quel momento ricordo di aver pensato che mi sarebbe piaciuto un domani far provare quel tipo di esperienza ai miei figli, anche se di bambini all’orizzonte in quel momento non ce n’erano proprio!

[cml_media_alt id='2482']Dunottar Castle[/cml_media_alt]
Dunottar Castle in Scozia
Ora il Patato è troppo piccolo ma vi confesso che mi piacerebbe tra qualche anno partire per un’altra vacanza studio, questa volta con la famiglia e magari ritornare insieme a lui al Dunottar Castle in Scozia, che come ho già raccontato è “il mio posto felice”. Sperando che lui abbia più “orecchio” di me per le lingue! 🙂

Francesca

Francesca

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. Copy Writer e SMM freelence, amo le parole perché mi fanno viaggiare anche quando sono a casa. #traveller #mum #dreamer

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