Il Cammino di Santiago con un bambino - credits: Rosaria

Si può fare il Cammino di Santiago coi bambini?

Quello di oggi è un post molto particolare perché si tratta di un’intervista che inizia da una domanda: Si può fare il cammino di Santiago con un bambino piccolo? L’ho chiesto a Rosaria una mamma (ma anche una psicologa e una blogger) che ha realizzato questo sogno, percorrendo il Cammino di Santiago con la sua bambina e l’ha fatto nonostante alcuni problemi di salute con cui è costretta a convivere, dimostrando che la volontà consente imprese incredibili.

Leggete il suo racconto, io vi dico già che percorrere il Cammino di Santiago con mio figlio è anche per me un sogno. In verità io il Cammino l’ho fatto parecchi anni fa, quando ancora non ero mamma, e proprio lì ho incontrato, tra i tanti pellegrini, anche una famiglia con due bimbi piccoli e da allora ho iniziato a desiderare di ripercorrerlo un giorno con la mia famiglia.  Ora sono mamma, vorrei partire ma ho tanti dubbi, perciò l’interivista è dedicata a tutti quelli che, come me, sognano di fare il Cammino di Santiago coi bambini ma si chiedono se sia possibile (o una follia!).

Il Cammino di Santiago con un bambino - credits: Rosaria
Il Cammino di Santiago con un bambino – credits: Rosaria

Quando ti è venuta l’idea di fare il Cammino di Santiago e perché?

Sono una persona credente ed ho sempre pensato che Santiago potesse essere per me un degno viaggio di nozze, quando ho conosciuto mio marito che è ateo avevo ancora lo stesso pensiero, ma le cose non sono andate esattamente come desideravo o meglio le mie condizioni di salute subito hanno posto un freno alla mia vita. Desideravo sposarmi con la pancia e così è stato, però mi fu subito diagnosticata la trombofilia e quindi ho dovuto modificare alcune mie intenzioni.

Non volendo sposarmi con rito cattolico, ma non avendo le condizioni fisiche per cercare una chiesa che celebrasse il rito misto, ho deciso di sposarmi al municipio e di andare in Lapponia, non mi sarei mai sposata su una bugia. La Lapponia aimè però non era fattibile, perché sono stata subito messa a riposo. Dentro di me nutrivo ancora il sogno di questi due viaggi, nel frattempo è nata Maya e la mia salute è andata peggiorando. Mi è stata diagnosticata la fibromialgia. Per fortuna però, non tutti i mali vengono per nuocere, quando ho battezzato Maya il prete che era un mio amico d’infanzia mi disse che nella mia chiesa quella di origine avrei potuto coronare il mio sogno, sposarmi con rito misto. La scelta del rito misto è dovuta al desiderio di rispettare me e mio marito che nonostante l’amore e la complicità che ci lega, abbiamo due credi differenti. Io credo in Dio, lui è ateo.

Nel frattempo però la mia salute andava peggiorando, la parte del mio corpo inferiore aveva deciso di abbandonarmi, non sentivo più nulla, questo ha fatto sì che io non indugiassi e dicessi “nel 2017 cascasse il mondo ci sposiamo”! Volevo però unire tutte le date che per noi sono importanti e quindi mi sono sposata il 4 maggio (data in cui è iniziata la relazione con mio marito) del 2017 ( il 17 ottobre mi sono sposata al Maschio Angioino con rito civile). Quale occasione migliore per fare il nostro viaggio di nozze, accompagnata da nostra figlia e a quel punto mi sono detta perché non unire anche altre date importanti? Ad ottobre mi sono sposata e il 12 è il compleanno di mio marito, mi sono detta ora o mai più dobbiamo andare a Santiago.

Tu hai fatto il Cammino insieme a tua figlia di 5 anni, mi dici come ha vissuto lei l’esperienza?

Maya, mia figlia, si è divertita tantissimo durante il Cammino di Santiago, premetto che è una bambina abituata a camminare e a stare all’aria aperta con qualsiasi condizione climatica. Non va in passeggino da quando aveva due anni, è sempre stata molto attiva ed io ho fatto in modo di coltivare questo suo aspetto, perché, come ti dicevo prima, non avendo una condizione di salute florida, ho sempre puntato alla sua autonomia. Non ti nascondo che ero titubante, pensavo che per lei potesse essere uno sforzo troppo grande, invece come sempre e come solo i bambini sanno fare ha saputo adattarsi alle passeggiate, ai lunghi percorsi e anche alla pioggia che ci ha accompagnato lungo gli ultimi tre giorni.

Come ti sei organizzata per percorrere il Cammino di Santiago insieme a un bambino? Hai adottato particolari accorgimenti?

Per percorrere il Cammino di Santiago con la mia bimba ho preso un passeggino, perché, un conto è camminare per qualche chilometro, altro è camminare per circa dieci chilometri al giorno. Ho suddiviso il cammino in dieci tappe, anche se poi una l’abbiamo bruciata e soprattutto ho deciso che il nostro sarebbe stato un cammino a misura di bambino. Nessuno doveva correrci dietro, non era una maratona, potevamo perdere tutto il tempo che volevamo e così è stato.

La mattina ci incamminavamo non prima delle nove, facevamo colazione e poi iniziavamo a camminare, forse la cosa più noiosa per lei era il fatto che volesse correre troppo ed io non riuscivo a starle dietro, allora abbiamo deciso di suddividerci le corse con lei, un po’ io e un po’ mio marito, il quale in fatto di corse è un campione. Lui ha il turbo incorporato, ma io mi sono raccomandata molto sul fatto che non fosse una gara. A pranzo mangiavamo un panino, fermandoci nelle aree attrezzate che si incontrano lungo il percorso e la sera cenavamo ai ristoranti per andare a dormire con qualcosa di caldo nello stomaco e soprattutto perché Maya è abituata a mangiare la pasta tutti i giorni, ti dirò che noi in casa facciamo i legumi spesso e fortuna ha voluta che fra i menù dei pellegrini ci fossero le zuppe proprio di legumi, quelle che lei ama tanto e quindi su questo versante non ho avuto problemi. Ecco, l’aspetto alimentare non va sottovalutato, ma al pari delle passeggiate, dipende dallo stile di vita che ogni uno di noi ha. Se siamo abituati ad avere una alimentazione variegata i pasti diventano anch’essi un elemento facilmente gestibile.

Il Cammino di Santiago con un bambino - credits: Rosaria
Il Cammino di Santiago in famiglia – credits: Rosaria

Quali sono state (se ci sono state) le principali difficoltà di fare il Cammino di Santiago coi bambini?

Ti dirò che la difficoltà maggiore durante il nostro Cammino di Santiago in famiglia è stata placare mio marito che si fa prendere dall’ansia del correre, io sono una che ha la lentezza incorporata, faccio di questo il mio vanto. Ho, per certi versi, la visione del mondo dei bambini e cerco di organizzare la mia vita senza stress. Ci vuole organizzazione mentale per vivere in questo modo, ma sai vengo da una esperienza forte, per laurearmi ho dovuto fare tutti i giorni Napoli – Roma. Questo influiva sul mio modus vivendi, dovevo correre dietro ad autobus e treni per coronare il mio sogno, non è stato facile ma mi sono fatta una promessa, far girare il mondo ai miei tempi, per cui ho adottato questa filosofia nella mia vita. A volte cozza con quella di mio marito, che come ti dicevo ha la fretta perenne addosso, anche nei giorni in cui non lavora ha il turbo incorporato, ma basta dirgli stop, farlo ragionare, a volte anche con veemenza e tutto torna in ordine, il nostro ordine, quello che voglio per Maya e per me.

Ci sono stati momenti critici perché l’indole è indole, ma la nostra forza è il dirsi tutto a volte anche a muso duro e credo che questo sia il nodo cruciale che ci permette di andare avanti e coniugare due modi di vivere opposti. C’è da dire anche un’altra cosa, ogni genitore conosce il proprio figlio e sa se questo percorso può farlo o meno. Maya non è diversa dagli altri bambini, né speciale, però vive seguendo i suoi ritmi, ama la natura e la montagna, ha visto il mare a due anni perché ha la pelle delicata, ti dico questo perché spesso il limite reale siamo noi genitori che vorremmo dei figli adulti salvo poi pentirci perché il tempo scorre e non torna più indietro. Se insegniamo ai nostri figli ad amare la natura, i boschi, le corse sotto la pioggia, stai sicura che per loro il cammino di Santiago sarà puro divertimento.

Il Cammino di Santiago con un bambino - credits: Rosaria
Il Cammino di Santiago con un bambino – credits: Rosaria

Mi racconti un pochino del tuo Cammino di Santiago insieme alla tua bimba con qualche informazione pratica, utile per chi, come me, avrebbe voglia di percorrerlo?

Io ho deciso di fare gli ultimi 100 chilometri del Cammino di Santiago insieme alla mia bimba, si tratta di quella che per molti è considerata la parte turistica, ma sai non sapevo come avrebbe reagito il mio corpo. Ho suddiviso il cammino in dieci tappe, ipotizzando di fare circa dieci chilometri al giorno, ho prenotato gli alberghi di alcune città principali, ad esempio Sarria, Portomarin, O’Pedrouzo  e Santiago e una tappa intermedia, Palas de Rej.

La logica che ho seguito è stata di arrivare a Santiago e tornare in bus indietro perché da Napoli era la soluzione ideale, dormire a Sarria iniziando da lì il cammino e avere notti prenotate in alberghi per delle date importanti quali il compleanno di mio marito e il nostro anniversario. Mi sarebbe piaciuto permettere a Maya di dormire sotto le stelle, ma faceva freddo però mi sono detta che l’esperienza in ostello potesse farla, le sarebbe servito per continuare il nostro percorso di vita senza pregiudizio. Complice il fatto che ad ottobre inizia la stagione delle piogge e che avrei trovato posto ho deciso che per le altre tappe intermedie del Cammino potevo arrivare sul luogo e andare all’avventura.

La tappa più dura per me è stata la prima, non ho fatto alcuna preparazione fisica, il percorso è difficile se sei con un bambino anche se hai il passeggino da montagna perché il terreno impervio mi (e ci) ha messo a dura prova. Maya è stata presa in braccio da mio marito insieme ai bagagli che avevamo sulle spalle, ma gli ultimi 8 km abbiamo deciso di prendere il taxi per non metterci troppo sotto stress. Arrivati a destinazione ci siamo addormentati subito dopo la cena. Dal secondo giorno in poi i chilometri macinati sono diventati sempre meno faticosi, tanto che abbiamo anche bruciato una tappa. Io ho sempre fatto sport, ero ferma da un paio di anni, ma la memoria del corpo si sa non dimentica e se il secondo giorno abbiamo percorso i nostri dieci/dodici chilometri arrivando alle 16 00 compreso le tappe via via diventava sempre più facile. Credo che la cosa migliore sia partire senza pretese e con la mente libera.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza? Qual è il bilancio del tuo Cammino in famiglia?

Questa esperienza mi ha lasciato la gioia di vivere, la voglia di girare il mondo a piedi e la consapevolezza che la mia volontà è ancora grande e che se voglio qualcosa la posso avere impegnandomi e lasciando la testa libera come ti dicevo prima. La mente è il nostro ostacolo maggiore, il mio timore più grande era il non riuscire, sai vivendo con dolori continui e persistenti vita natural durante inizi a pensare che forse non ce la farai, poi la mia caparbietà e la voglia di non identificarmi con la malattia hanno fatto il resto. Grazie per avermi dato la possibilità di raccontarmi ed offrire al lettore un aspetto di me che non sia solo professionale. A presto!

Questa è l’esperienza di Rosaria con un’intervista dedicata a chi desidera percorrere il Cammino di Santiago coi bambini, io vi confesso che leggerla mi ha commossa e ha fatto aumentare ancora di più il mio desiderio di fare la stessa esperienza con mio figlio. Poi se volete conoscere meglio questa mamma speciale trovate qui il suo blog “Una Mamma Psicologa“, al di là del Cammino credo che la sua storia possa essere un grande esempio per tanti che, come me, si sentono bloccati davanti al timore di non farcela.

Francesca

Francesca

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. Copy Writer e SMM freelence, amo le parole perché mi fanno viaggiare anche quando sono a casa. #traveller #mum #dreamer