Sotto un cielo di stelle tendendosi per mano

Ogni anno nel mese di luglio il piccolo paesello brianzolo che mi ha adottata  organizza una rassegna cinematografica sotto le stelle.
L’anno scorso per caso, durante l’estate piu’ torrida degli ultimi decenni che io trascorrevo barricata in casa con Patato alla tetta, avevo visto il cartello di uno spettacolo e avevo deciso che ci sarei andata.
Anzi, che ci saremmo andati, io e il mio compagno di vita altresi’ detto Pata-Pata’.
Era luglio inoltrato, come oggi, la Brianza ribolliva di un caldo anomalo che flagellava l’Italia da giugno e io ero la novella madre di un piccoletto urlante e coliche-addicted che non dormiva mai, urlava (quasi) sempre e si addormentava solo al seno (o in passeggino, che col quel caldo record equivaleva a tentare di ucciderlo…)
Il parto e gli inizi non erano stati facili e in piu’ a venti giorni dal lieto evento ero riuscita nell’insolita impresa di procurarmi un’ustione di secondo grado all’addome causata da acqua bollente e curata con chili di crema all’argento (che se avessi fatto un mutuo in una gioielleria mi sarebbe costato meno N.d.r.).
Io, penso si intuisca, ero un fiore.
Ma quando avevo visto quel cartello non avevo esitato: volevo andarci, volevo essere “io e lui” come prima di quel tornado che ci aveva investiti e che si chiamava genitorialita’.
Cosi’ avevamo assoldato i nonni sitter e ci eravamo preparati come per una serata di gala: doccia con calma (una rarita’!), vestito carino (con un fisico da gelatina ma avevo scovato nell’armadio un vestito che mi stava bene!), trucco e “barluccicame vario”…
Il film era “Quasi amici” di Olivier Nakache e Éric Toledano.
locandina quasi amici
locandina quasi amici
Arrivati al “cinema” (in realta’ un grande campo da calcio allestito per l’occasione), ci eravamo ricoperti di autan e avevamo atteso che la luce svanisse e iniziasse la proiezione.
D’un tratto il mio seno che tirava e reclamava un “poppatore” professionista non aveva piu’ importanza, all’improvviso notti insonni e lacrime avevano perso di significato mentre sullo schermo scorrevano le scene del film…
Mentre i Santi Nonni giravano come trottole nei dintorni del cinema spingendo la carrozzina (cosi’ da essere “a portata di tetta” in caso di necessita’ …) noi eravamo tornati per quasi due ore ad essere “noi due”.
Avevamo visto il film tenendoci per mano, avevamo pianto (almeno io, ma forse erano gli ormoni sballati… o forse il film che e’ davvero bellissimo…), avevamo sorriso guardandoci negli occhi.
Mentre le stelle brillavano sopra la nostra testa e le immagini ironiche, dolci e tristi insieme di quei due “quasi amici” scorrevano davanti ai nostri occhi noi avevamo ritrovato il nostro essere coppia prima che genitori.
L’origine di tutto.
Poi senza nemmeno aspettare i titoli di coda eravamo scappati via tornando da un Patato affamato che reclamava la sua tetta (e il suo biberon aggiuntivo).
Poi la notte era trascorsa come al solito tra pianti e risvegli e l’alba era arrivata come sempre troppo presto.
Ma ieri mentre camminavo spingendo il passeggino in cui un Patato ormai bipede osserva curioso il mondo ho visto nuovamente il cartellone di quella rassegna e mi e’ tornato in mente tutto.
E ho pensato anche a quest’estate strana, in cui piove spesso, e a noi due, genitori “quasi veterani” di un piccolo ometto.
A noi e alla strada fatta e a quanto ancora sia importante essere “coppia” oltre che mamma e papa’.
 
Post scriptum
Noi siamo fortunati: i nonni ci permettono di tornare “noi due” ogni tanto, ci coccolano quando ne abbiamo bisogno e … tengono il Patato quando la mamma vuol far “cose folli” tipo partire per la Svizzera senza marito ne’ bimbo …
Non tutti sono cosi’ fortunati, lo so bene, quindi… grazie nonni!!:)
Dimenticavo: se il film non l’avete visto dovete rimediare, noleggiatelo in dvd perche’ merita davvero!
Francesca

Francesca

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. Copy Writer e SMM freelence, amo le parole perché mi fanno viaggiare anche quando sono a casa. #traveller #mum #dreamer