Primo incontro con il Giappone: Takayama e la neve

Viaggio in Giappone in inverno: Takayama e “la strana compagnia”

Durante il nostro viaggio in Giappone in inverno l’arrivo a Takayama era stato uno shock sotto un cielo grigio e con un freddo pungente che non ci aspettavamo e per cui non eravamo per nulla preparati.

Dall’aeroporto di Narita avevamo preso un primo treno veloce che ci aveva portati a Tokyo e da lì un altro, molto più lento e tradizionale, che ci aveva lasciati nella piccola città di Takayama, immersa tra le montagne. Il viaggio su rotaie già ci aveva dato un primo assaggio di quello che sarebbe stato il Giappone: le bento-box – incredibili e bellissime – che avevamo acquistato alla stazione ci avevano introdotti gastronomicamente parlando nel Paese del Sol Levante, mentre l’incontro con gli altri passeggeri diretti come noi a Takayama – schivi e silenziosi – ci aveva presentato i giapponesi.

Una volta sistemati nel nostro “hotel” – in verità un tempio buddista che ospitava anche i viaggiatori – eravamo usciti per una prima ricognizione alla ricerca di qualcosa da mangiare. Il freddo se possibile si era fatto più intenso ed erano iniziati a cadere piccoli fiocchi di neve che ti si appiccicavano addosso come coriandoli bianchi, così eravamo entrati nel primo ristorante che avevamo incontrato, convinti che comunque la cucina giapponese sarebbe stata deliziosa ovunque!

La nostra visita di Takayama

Il locale nel centro storico di Takayama era piccolo e molto tradizionale: niente sedie ma solo cuscini e tavolini bassi dove alcuni ospiti stavano già cenando, ma soprattutto nessun menù turistico né traduzione in inglese. Affamati ci eravamo tolti le scarpe e avevamo preso posto, chiedendo di ordinare ad un ragazzo che pareva parlare un po’ di inglese e a fatica ci aveva descritto con poche semplici parole il menù: “pork” “chicken” “beer“…

Insomma avevamo ordinato alla cieca, puntando il dito su piatti dai nomi impronunciabili e dal significato completamente oscuro.  Io – più ardimentosa – avevo scelto il maiale, mentre il Compagno di viaggio aveva optato per il pollo, visto che come ripete sempre “col pollo vai su sicuro ovunque nel mondo!“. Dietro di noi una compagnia di giapponesi sui cinquant’anni stava mangiando, accompagnando, a giudicare dalle risate, la cena con parecchia birra. Tutti uomini vestiti in modo abbastanza elegante, sentivamo i loro sguardi su di noi anche perché eravamo gli unici stranieri del locale per altro poco frequentato.

Alle risate avevano iniziato a unirsi i commenti a mezza voce fino a che avevamo sentito una voce fare quella che era chiaramente una domanda rivolta a noi: “Basket??”. Il dito indicava senza ombra di dubbio il Compagno di Viaggio – quasi due metri di uomo effettivamente appassionato di questo sport – e il gran sorriso sorriso del tizio che ci guardava in modo interrogativo ci aveva portati a rispondere. Ne era nata una buffa conversazione in cui nessuno capiva la lingua dell’altro, fatta da poche parole in inglese intervallate da tante risate che si erano tramutate in stupore misto a ammirazione quando avevano capito che eravamo italiani.

Nel frattempo al nostro tavolo erano arrivati i piatti che avevamo ordinato ed il mio si era rivelato essere un misto di frattaglie di maiale (credo) da cuocere direttamente al tavolo con l’apposito fornelletto. L’aspetto non era a dire il vero propriamente invitante, aggravato dal fatto che io non avendo idea di come fare a prepararle avevo commesso qualche errore, almeno a giudicare dagli sguardi dei vicini e dalla consistenza della carne. A quel punto i nostri commensali si erano scatenati: dalla loro gestualità ci era stato chiaro che non solo a mia scelta non era stata la migliore ma che loro ci tenevano a farmi conoscere la vera cucina giapponese, così tra il nostro stupore, quello che pareva essere il più autorevole del gruppo – il Pelato come l’avevamo affettuosamente soprannominato noi – aveva chiamato il cameriere e fatto posare sul nostro tavolo vari piatti contenenti prelibatezze di cui continuavamo ad ignorare il nome ma apprezzavamo l’ottimo sapore.

Continuando a ridere a crepapelle, complici birra e sake, i nostri nuovi amici avevano parlato di noi e con noi, probabilmente chiedendosi cosa ci facessero due gaijin italiani – un giocatore di basket accompagnato da una piccola donna – in quello sperduto ristorante nel gelo dell’inverno di Takayama. Noi – felici per quell’inaspettata parentesi di socialità giapponese – avevamo mangiato di gusto scoprendo, solo dopo che i nostri nuovi amici se ne erano andati, che i piatti aggiuntivi erano stati offerti dai nostri vicini.

A quel punto, impossibilitati a ringraziarli, avevamo saldato il conto e ci eravamo avviati verso la nostra stanza dalle finestre di carta di riso, sotto una coltre di fiocchi di neve che ormai cadevano copiosi  e riflettendo su quel viaggio in Giappone che avremmo scoperto nei giorni a venire e su quel popolo così particolare.

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Sogni di viaggio – Takayama in Giappone

Informazioni per visitare Takayama

Takayama è una cittadina – per le dimensioni giapponesi – tradizionale del Giappone. Nonostante infatti il turismo sia ormai arrivato anche qui l’atmosfera che si respira a Takayama è ancora di un Giappone della tradizione. Noi siamo stati particolarmente fortunati perché l’abbiamo vista sotto la neve, cosa che ha regalato una magia speciale alla nostra visita.

Tra le cose da vedere a Takayama ci sono l’area dei templi di Higashiyama, il mercato di Miyagawa, il quartiere tradizionale di Sanmachi Suji e il Tempio Hida Kokubun-ji.

La si può raggiungere comodamente in treno da Tokyo, non con i treni superveloci però bensì con un trenino “old style” che si arrampica tra le montagne e il tragitto dura circa 4 ore ma è comunque incluso nel pass.

Francesca

Francesca

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. Copy Writer e SMM freelence, amo le parole perché mi fanno viaggiare anche quando sono a casa. #traveller #mum #dreamer