Vedere i cavalli selvaggi in South Dakota

Vedere i cavalli selvaggi in America: il Black Hills Wild Horse Sanctuary

Una delle ragioni per cui nel nostro itinerario in South Dakota ci siamo fermati a Hot Springs era vedere i cavalli selvaggi americani che vivono al Black Hills Wild Horse Sanctuary.

I mustang.

Se amate i cavalli forse basta questo per capire la nostra, anzi la mia, scelta. Se invece non sapete di cosa sto parlando devo fare una premessa per farvi comprendere cosa questa fermata abbia significato per me e perché ci tenessi tanto da incastrare, all’interno di un coast to coast in USA già abbastanza complesso, ben quattro giorni in una cittadina sconosciuta ai più.

Una mandria di cavalli selvaggi del Wild Sanctuary
Una mandria di cavalli selvaggi del Wild Sanctuary
Il centro del Wild Horse Sanctuary
Il centro del Wild Horse Sanctuary
Vedere i cavalli selvaggi dal bus
Vedere i cavalli selvaggi dal bus
Innanzitutto i mustang non sono semplicemente dei “cavalli”, questi animali sono infatti i discendenti dei primi cavalli portati dagli Spagnoli in America, quelli, per capirci, dei vecchi film Western, quelli, sempre per essere chiari, delle leggende dei Nativi. Il legame tra indiani e cavalli è famosissimo anche grazie alla filmografia “dei tempi” e grazie a questi anmali i Nativi mutarono le proprie abitudini di vita, iniziarono a spostarsi con maggior frequenza e diventarono abili cacciatori di quello che è un altro simbolo dell’America, il bisonte. Il legame tra l’Antico Popolo e questi animali divenne così importante da essere quasi sacro e ancora oggi è difficile pensare agli indiani senza immediatamente richiamare alla mente i loro fedeli compagni.

Ai tempi dell’Old Wild West enormi mandrie di mustang selvaggi galoppavano nelle infinite distese americane, dando origine a un altro dei miti di quell’incredibile paese a stelle e strisce. Si calcola infatti che fossero circa due milioni i cavalli selvaggi americani, animali meravigliosi, coraggiosi e forti, il cui numero però iniziò presto a decrescere con l’avanzare dell’Uomo Bianco, tanto che alla fine degli anni ’50 gli Stati Uniti furono costretti a emanare una legge per proteggere la specie. Nonostante gli sforzi fatti però oggi si stima che siano solo poco più di 20.000 gli esemplari di mustang che vivono liberi in America, principalmente in Montana e Wyoming. In South Dakota però esiste un centro dove i mustang possono vivere liberi, sebbene in uno spazio definito, portati lì grazie al sogno di un uomo che, sempre per chi ama i cavalli, assomiglia al protagonista di un libro mitico, quel Toom Booker di “L’uomo che sussurrava ai cavalli”.

I mustang selvaggi americani del Wild Horse Sanctuary
I mustang selvaggi americani del Wild Horse Sanctuary
Uno dei puledri del Wild Horse Sanctuary
Uno dei puledri del Wild Horse Sanctuary
Dayton Hyde – così si chiama l’uomo che partendo da un sogno, nel 1988 creò il Wild Horse Sanctuary – è un rancher cresciuto in Oregon. Nato nel 1925 combattè in due guerre e poi si dedicò al ranch di famiglia, qualcosa però nella sua vita improvvisamente cambiò nel 1987. Mentre si trovava in Nevada Hyde si imbattè infatti in una mandria di mustang selvaggi tenuti all’interno di un recinto del Governo. Da rancher conosceva bene i cavalli, li aveva allevati e addestrati, ma quegli animali avevano qualcosa negli occhi che colpì il suo cuore come una pugnalata e Hyde decise che avrebbe trovato una soluzione per ridare loro la libertà.

Fu così che ritornò in Oregon per affidare la gestione del suo ranch alla famiglia e poi si diresse a Washington dove rimase sei mesi, incontrando i rappresentanti del Bureau of Land Management e del Congresso con una sola idea in mente: creare un santuario dove i cavalli selvaggi, incapaci di vivere con l’uomo ma impossibilitati a rimanere nel loro ambiente, potessero essere liberi. La sua idea era creare un istituto per la protezione dei mustang americani, l’IRAM – ovvero l’Institute of Range and American Mustang – ma trovare il luogo giusto sembrava essere un ostacolo insormontabile finchè Hyde ricevette la telefonata dal Governatore del South Dakota che gli comunicava la possibilità di ottenere una terra di oltre 8.000 acri fatta di canyon, praterie e rocce nel cuore delle Black Hills.

Dayton Hyde non se lo fece ripetere due volte e quello fu l’inizio del Black Hills Wild Horse Sanctuary in South Dakota, un luogo dove i cavalli selvaggi americani hanno trovato una casa e soprattutto la libertà.

La sede del Black Hills Wild Horse Sanctuary
La sede del Black Hills Wild Horse Sanctuary
La terra dove vivono oggi i mustang di Hyde è un’oasi naturale dove oltre ai cavalli hanno trovato casa coyote, aquile, mule deer e alci. Uno spazio dove gli animali possono essere completamente liberi grazie al supporto dei volontari. Dopo il primo esemplare giunto nel Wild Horse Santuary nel  1988 si sono aggiunti molti altri e alcuni sono nati qui. Il centro sopravvive grazie alle donazioni e alle adozioni: è infatti possibile adottare i cavalli del Sanctuary per sostenere i costi legati alla loro sopravvivenza, in particolare per il foraggio che viene lasciato a disposizione delle mandrie. Ulteriori introiti arrivano poi grazie ai film girati nella terra dei mustang e ai turisti che possono partecipare alle visite guidate per vedere da vicino i cavalli selvaggi americani.

Vi assicuro che, se amate i cavalli, avvicinarsi a una mandria di mustang selvaggi è qualcosa di unico: la sensazione che si prova è di essere ospiti all’interno di un territorio che, per una volta, non vede l’uomo come protagonista bensì gli animali. Ma l’emozione più forte per me non è stata trovarmi a pochi passi dai mustang bensì vedere una delle mandrie che correva libera lungo il pendio della collina. Prima ancora di vederli in realtà li ho sentiti galoppare: un martellare ritmico, come un tamburo suonato lontano, che mi è arrivato dritto al cuore. Poi li ho visti: le criniere e le code che frustavano

il vento, le narici aperte e i muscoli tesi nella corsa. Quando si sono tuffati nel fiume per attraversarlo a nuovo e poi scomparire dall’altra parte io mi sono commossa. Ed è stato forse questo il regalo più grande delle Black Hills per me, più di guardare un bisonte negli occhi, più del tramonto sulle statue dei presidenti, degli occhi di Cavallo Pazzo e del paesaggio lunare delle Black Hills.

L'ingresso del Black Hills Wild Horse Sanctuary
L’ingresso del Black Hills Wild Horse Sanctuary
Il bus con cui abbiamo effettuato la visita del Sanctuary
Il bus con cui abbiamo effettuato la visita del Sanctuary
Il Wild Horse Sanctuary nelle Black Hills
Il Wild Horse Sanctuary nelle Black Hills

Informazioni per vedere i cavalli selvaggi in America

Noi abbiamo visto i cavalli selvaggi americani al Black Hills Wild Horse Sanctuary si trova vicino a Hot Springs in South Dakota. Si tratta di uno spazio di oltre 14.000 acri di terra dove gli animali vivono liberi anche se ci sono alcuni recinti che permettono di tenere separate le mandrie e di evitare che i cavalli scappino fuori dai confini del centro. Qui sotto vi riporto alcune informazioni utili ma per avere maggiori dettagli potete verificare direttamente sul sito ufficiale del Sanctuary.

Come funziona la visita al Black Hills Wild Horse Sanctuary

Per arrivare al Santuario dei cavalli selvaggi bisogna percorrere una strada solo in parte asfaltata che noi abbiamo fatto senza problemi con il camper. La visita è solo guidata ed è meglio prenotarla in anticipo telefonando direttamente al centro perché in alta stagione potrebbe essere difficile trovare posto, si può scegliere tra tour privati sulla jeep oppure in gruppi più ampi sui bus ed è possibile anche partecipare a specifici tour fotografici. Nel nostro caso ci sono state diverse fermate lungo il percorso in cui abbiamo potuto scendere per vedere i cavalli che in alcuni casi sono perfino venuti talmente vicini da poterli toccare ma non abbiamo mai potuto allontanarci dal bus per ragioni di sicurezza.

La visita al Black Hills Wild Horse Sanctuary coi  bambini

La premessa che devo fare è che abbiamo scelto di andare a vedere i cavalli selvaggi non per nostro figlio ma per me che ne sono appassionata fin dall’infanzia. Ovviamente però abbiamo portato anche lui – che aveva 5 anni – scegliendo il percorso breve con il bus. La visita è durata circa due ore ed è stata completamente in inglese. Insieme a noi c’era una bimba della stessa età di nostro figlio appassionata di cavalli e questo ci ha aiutati nel farlo divertire anche se lui si è comunque lamentato di dover rimanere a lungo seduto nel bus. Ovviamente dipende molto da che interesse i bimbi hanno verso i cavalli: per me da bambina che adorava i cavalli sarebbe stato un sogno partecipare a un tour del genere ma tenete presente che per i più piccoli potrebbe essere difficile rimanere sull’autobus per un tempo lungo, su un percorso accidentato e senza possibilità di fermarsi a giocare. Una volta terminata la visita poi si può rimanere al centro dove c’è anche una piccola fattoria con gli animali e, volendo, è possibile fermarsi a campeggiare con il camper.

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Il nostro itinerario in South Dakota

Nel blog trovate diversi articoli dedicati al nostro itinerario in South Dakota, qui sotto vi riepilogo alcune delle tappe: dove possibile trovate anche i link di approfondimento se vi va di saperne di più.

  • Hot Springs: Abbiamo fatto base qui per visitare la Pine Ridge Reservation ma anche i parchi di Wind Cave e Jewel Cave nonchè il Custer Park e ne abbiamo anche approfittato per rilassarci un po’ alle terme di Evans Plunge!
  • Mount Rushmore e Crazy Horse: Questi sono due dei monumenti più belli del South Dakota (e in generale dell’America secondo noi!) tanto diversi nel significato quando simili nella costruzione.
  • Rapid City: Rapid City è una cittadina frizzante con locali chic dove rilassarsi dopo tanta polvere e un museo che da solo vale la visita, il the Journey Museum.
  • Deadwood: Un’altra cittadina completamente diversa perchè a Deadwood si fa un salto nell’Old Wild West con tanto di sparatorie lungo la via.
  • Le Badlands: Un altro parco americano meraviglioso dove sembra di essere capitati sulla luna. Se andate in South Dakota non perdetelo, nonostante sia molto diverso dal verde Custer Park dove pascolano i bisonti.
  • Chamberlain: Un’altra tappa per chi ama la storia dei Nativi perchè l’Akta Lakota Museum è forse il più bel museo dedicato a queste tematiche che abbiamo visitato.
  • Mitchell: Il motivo per cui tutti si fermano a Mitchell è il Corn Palace – ovvero il palazzo di mais – e se state pensando che sia “un’americanata” beh… Magari lo è ma è assolutamente imperdibile. Tra l’altro in zona ci sono altre belle attività da fare coi bambini come il Dakota Discovery Museum e il Mitchell Prehistoric Indian Village.
  • Desmet e Madison: In questi due piccoli centri ci sono due delle attrazioni che abbiamo amato di più in South Dakota, il Prairie Village e la Casa di Laura Ingalls.
  • Sisseton: Purtroppo a Sisseton ci siamo fermati sono una notte ma questa zona con i laghi glaciali avrebbe meritato molto di più. Se ci andate non perdetevi Fort Sisseton, uno dei forti più antichi degli Stati Uniti.

Maggiori dettagli della nostra esperienza in questo angolo degli Stati Uniti li abbiamo raccontati in questo post mentre altre informazioni per organizzare un viaggio in South Dakota le trovate sul sito italiano della Real America che ringraziamo per il supporto nella creazione dell’itinerario.

Francesca Taioli

Francesca Taioli

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. #traveller #mum #dreamer