Corsica in Traghetto - La nostra bellissima cabina durante il viaggio d'andata

Viaggiare dopo un figlio: si può fare?

Ho iniziato a pensare a questo post dopo aver ricevuto un messaggio sulla nostra pagina Facebook. Sono felice quando chi ci legge ci scrive, felice di poter dare una mano (a proposito, se volete scriverci questo è il link!). Però alcune richieste non si possono esaurire in un messaggio, in quattro informazioni inviate al volo da uno smartphone. Alcune domande scatenano flussi di coscienza che… Eh, richiedono una tastiera vera. E un bel respiro.

Come si fa a viaggiare dopo l’arrivo di un figlio è una di queste.

Ho iniziato a rispondere e poi mi sono fermata. Non sapevo da che parte cominciare. Mi sono immedesimata in quella quasi mammina che mi chiedeva consigli. In me che cinque anni fa ne sentivo di ogni e mi chiedevo cosa sarebbe accaduto alla mia “me stessa viaggiatrice” dopo il parto. Com’è viaggiare dopo un figlio?

Ecco, com’è?

Cosa si dice in questi casi? Che è uguale? Che non cambierà nulla, che viaggerà come prima? Che sarà facile? Sì, potrei, sarebbe rassicurante ma non sarebbe del tutto vero. Almeno non per me.

E allora?

Mirabilandia con un bambino di 4 anni - Patato sul Buffalo mini
Viaggiare dopo l’arrivo di un figlio – Patato sul Buffalo mini

Viaggiare con i bambini: Bled - Slovenia
Viaggiare con i bambini: Bled – Slovenia
Le dico che deve aver fortuna? Deve sperare di avere il bambino modello “dormo non appena mi infili in macchina e non so nemmeno cosa significa la parola fuso orario“? Che altrimenti è meglio rinunciare? Anzi, che in caso contrario sarà lei a aver voglia di rinunciare? Neanche questo però sarebbe vero… Oltre a creare ansie inutili.

La verità. Qual è la verità?

Per me la verità è che viaggiare dopo un figlio è faticoso. Ed è una cosa che fai per lui, per te, per voi. Ma anche perché non ne puoi fare a meno sebbene spesso ti maledici da sola per averlo voluto fare a tutti i costi. Viaggiare con un bimbo è scoprire il mondo attraverso i suoi occhi, certo, trovandolo a volte meraviglioso e altre incomprensibile. Bello, viaggiare coi bambini è bello, ma è anche rinuncia. Perché viaggiare dopo essere diventata mamma è anche sentirti prudere le dita per la voglia di schiacciare “acquista” a quel volo in super offerta verso Quel Paese che desideri vedere da nonsaipiùquando dove però c’è da fare quella vaccinazione per cui lui è ancora così piccolo. E lo sai che quel prezzo è un affare. Ma non lo compri.

Per me, e sottolineo per me, viaggiare con un nanetto al seguito è svegliarsi mille volte nel cuore della notte perché tuo figlio ha deciso che il fuso orario è una cosa a cui non ci si abitua. Con buona pace di tutti i blog che hai letto dove ti rassicuravano che “i bambini si adattano meglio degli adulti“. Sì, i bambini, ma lui no. Svegliarti e sentirti una cacca. Perché sei stanca, hai sonno e lo stritoleresti con le tue mani. Svegliarti con i sensi di colpa, perché ce l’hai portato tu lì perché volevi viaggiare, vedere, proprio come hai sempre fatto. E allora alzarsi, preparargli la colazione, giocare con lui e aspettare l’alba. Ma anche svegliarti felice, perché sei nel posto dove volevi essere. Anche se nelle foto poi sembrerai Morticia Addams.

Viaggiare dopo un figlio è “cercare la sabbia quando prima non te ne fregava niente. Viaggiare con lui è chiudere una valigia così piena da scoppiare e, una volta arrivati, rendersi conto di aver scordato a casa le mutande. Le tue ovviamente. Partire con un bambino piccolo è sgolarsi per cantare le canzoncine, pregando che si addormenti un po’, almeno un po’, per poterti finalmente rilassare e poi guardarlo finalmente abbandonato a Morfeo dopo ore di sklero e pensare che è bellissimo essere lì, tutti insieme, ma pregare pure che continui a dormire ancora un po’, così puoi riposarti un attimo e magari, anche, finire quel bicchiere di vino riflettendo in pace su quel viaggio che hai sognato a lungo.

Il nostro bimbo nella cabina del'aereo prima di scendere
Il nostro bimbo nella cabina del’aereo prima di scendere
Vedere San Franciscon con un bimbo - Mission
Vedere San Franciscon con un bimbo – Mission
Per me decidere di voler continuare a viaggiare da mamma è stato un atto di egoismo e altruismo insieme. Il desiderio di fargli scoprire il mondo ma soprattutto non voler smettere di scoprirlo io. Sentirsi dire “ma sei matta?” e pensare “un po’ forse sì “(ma senza ammetterlo), emozionarsi quando dice “Bonjour!” con perfetto accento francese e arrabbiarsi quando non c’è verso di vedere con calma quel museo perché “non è giornata”. E poi maledire i bagni stretti dove non si riesce nemmeno a entrare da sola, figurarsi in due, pregare che quegli occhi lucidi non siano il preludio di un febbrone da cavallo proprio poco prima di partire, dirsi “chi ce l’ha fatto fare?” e poi prenotare un nuovo viaggio non appena rientrati a casa.

E soprattutto per me viaggiare dopo l’arrivo di un bimbo è stata l’arte zen di non rimanerci male quando, davanti all’acqua cristallina di una spiaggia della Corsica, lui ti dice convinto “Mamma era più bello il mare di Bellaria“… 😉

Francesca Taioli

Francesca Taioli

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. #traveller #mum #dreamer

  • Mondovagando

    Io non ho ancora iniziato (tranne gite di un giorno fuori città) ed il mio nano ha quasi due mesi…ma credo che mi ritroverò molto nelle tue parole!

    • Piano piano… 🙂 Ognuno ha i suoi tempi… e anche le sue diffficoltà… e ogni bimbo è diverso! 🙂 Ti auguro splendidi viaggi da mamma!

  • Melania Guarda Ceccoli

    Ho letto con interesse il tuo post. Anche io amo viaggiare e lo faccio con due bimbe (18 mesi e 3 anni). Siamo appena state a New York e non è certo stato semplice. Siamo tornati a Milano stanchi, ma felicissimi dell’esperienza. Con loro ho imparato che si deve viaggiare con i loro ritmi!

    • Hai ragione Melania, rispettare i loro ritmi è fondamentale. Io l’ho imparato (e ancora lo imparo) sulla mia pelle… 🙂 Se ti va di raccontarmi un po’ della vostra New York sono tutta orecchie! 🙂

  • Valentina Cocchi

    Noi abbiamo acquistato un camper (vecchissimo e sgangheratissimo) e lo stra-usiamo con il nostro bimbo di 2 anni 3 mesi (camperista dall’età di 9 mesi). Fatica tanta, tantissima…. soddisfazione pure. Per ora ci accontentiamo di visitare la ns Italia e ad ogni uscita ci meravigliamo di quanto sia bella e ci stupiamo del perchè spesso si ricorra a Ryanair.
    Grazie camper e grazie piccolo Diego, perchè nonostante i tuoi capricci (ma quando finiranno?) ci aiuti a ridimensionare il ns stile di vita a scoprire bellezze inaspettate proprio dietro l’angolo.

    • Non lo so quando finiranno i capricci 8io ancora me lo chiedo!) però il camper è una bellissima idea! Noi l’abbiamo provato in America e ce ne siamo innamorati! Che bello deve essere averlo sempre a disposizione!

  • L’angolo di me stessa

    Concordo. Faticoso è la prima parola che mi viene quando penso ai viaggi insieme ai miei figli. Io non ho problemi di sonno, ma sicuramente di mettere 5 teste d’accordo, soprattutto le loro, e dover sentire sempre uno dei tre che fa i capricci, litiga, è annoiato, rompe i…ops quello non si può dire, vero!?! ;P Perché puoi seguire i loro ritmi quando sono piccoli o sono uno/due, ma con tre di cui due ormai con teste pensanti e ben funzionanti è tutt’altro che una passeggiata.
    Però la seconda parola che mi viene è soddisfazioni, quando li sento raccontare dettagli di cui io non ricordo assolutamente, quando mi chiedono dove andiamo in vacanza e “non lì che ci siamo già stati”, quando mi rendo conto che sono avanti anche perché li abbiamo fatti girare come trottole, facendogli toccare con mano cose che altrimenti rimarrebbero informazioni sterili su fogli di carta.
    E ora, dopo questo anno tremendo, che vorrei solo stare a casa a morire sul divano, mi sento dire che per Capodanno si va in Germania o in Romania o quando andiamo via con il camper o…etcetc. Alla fine partiremo e quando sarò là me ne pentirò e quando torneremo a casa ne sarò felice 🙂

    • Io provo le tue stesse sensazioni! L’orgoglio di vedere come racconta (e la frustrazione quando davvero non ce la faccio!). Poi capitano cose assurde tipo che lui litiga coi compagni perchè non ci credono che è un junior ranger (poverino… lo è davvero!) e … io devo spiegargli che non tutti i bimbi possono avere la fortuna di viaggiare…