Viaggiare in Italia: necessità o scelta?

Questo post sui viaggi e in particolare sul viaggiare in Italia mi gira in testa da un po’, ma lo scorso mese di dicembre che ci ha visti vagabondare su e giù per il Bel Paese me l’ha letteralmente “tirato fuori” dalla tastiera e dai pensieri, facendomi riflettere un po’.

Viaggiare in Italia, ma dove andare?

Io, lo ammetto, prima di diventare mamma sono sempre stata una esterofila convinta, nel senso che appena avevo qualche giorno libero e qualche soldo in tasca li “investivo” in un volo aereo oltreconfine.

L’Italia l’ho sempre un po’ snobbata. Un po’ perché pensavo “tanto avrò tempo di visitarla quando sarò troppo vecchia per stare compressa in un sedile classe economy di un volo intercontinentale” e un po’ perché l’avevo girata parecchio con “mamma e papà” e quindi credevo di conoscerla. I miei viaggi in Italia si limitavano quindi allo spazio di un weekend ma le vacanze lunghe per me erano all’estero, preferibilmente molto lontano.

Poi un bimbo, alcune scelte che ti ribaltano la vita, un frullatore di eventi e di cambiamenti ed ecco che l’Italia è tornata ad essere una meta interessante da considerare.

Perché – come dicono in tanti – se è forse vero che l’Italia è cara (soprattutto se paragonata all’Asia che tanto amo), è vero anche che per un volo intercontinentale devi avere disponibili e subito quei mille (più o meno) euro che fanno la differenza.
Per l’Italia invece basta una macchina, un bagagliaio capiente e tanta voglia di guidare. E allora noi siamo partiti.

Lo ammetto all’inizio non l’ho presa benissimo, per me viaggiare è sempre stato prima di tutto immergermi in una cultura diversa, conoscere, mettermi alla prova, assaggiare e annusare un mondo che appena scendi dall’aereo riconosci come “non tuo” e fremi dalla voglia di scoprire.
L’Italia invece è casa, quella bellezza che sai che c’è e all’inizio ho vissuto la scelta come un ripiego, come un “vorrei ma non posso…

Poi ad un certo punto ho sentito “click” nella testa e dopo tutto è stato un susseguirsi di valigie da riempire e chilometri macinati dalle ruote della nostra auto senza badare a quali fossero i colori della bandiera della nostra meta. Mi sono lasciata trasportare dalla voglia di scoprire e basta e ho capito per davvero la frase “non serve andar per forza lontano per viaggiare“.

Così mi sono scoperta incantata di fronte all’Italia, felice di scoprirne un borgo di pietra o un castello da cui si vede il lago, innamorata di un tramonto in collina e di un aperitivo in città. Tra dicembre e gennaio poi mi sono ritrovata a pensarci spesso, mentre percorrevamo le strade che dalla montagna ci avrebbero portati fino al mare. Quel mare d’inverno dove non si può fare il bagno ma si può rimanere lì seduti a guardarlo con calma, lasciando correre i pensieri.

Mete dove andare in Italia on the road

E il risultato lo trovate qui, in questo post flusso-di-pensieri. Uno di quelli che non faccio mai, dedicato a chi ha voglia di viaggiare in Italia ma anche un po’ un modo di fare ammenda per la mia presunzione esterofila e per ringraziare per questo splendido mese di viaggi.

Intendiamoci, non è che all’improvviso io sia passata all’estremo opposto, convinta che si possa viaggiare solo in Italia, eh! 🙂 Solo che la mia congenita esterofilia si è stemperata, facendomi fare considerazioni diverse.

La cosa buffa che mi è accaduta però è che, frequentando un po’ il mondo dei travel bloggers italiani, ultimamente ho avuto l’impressione di non essere la sola ad essere stata colpita da questo “mal d’estero”. Tanto che a volte mi è parso che viaggiare in Italia non sia nemmeno considerato un viaggio e che l’etichetta del viaggiare si applichi solo quando c’è di mezzo un volo, possibilmente intercontinentale e con un timbro sul passaporto.

E invece – lo dico forte e chiaro – non è così. Di mete per viaggiare in Italia on the road che ne sono tante, da quelle più “blasonate” – come la Sicilia o la Sardegna – a quelle più scontate che però spesso non sono considerate per una vacanza itinerante (come la Riviera Adriatica oppure la Maremma). Senza parlare della bellissima – e spesso ignorata – Umbria, delle Marche che con i loro borghi e l’entroterra sono molto più che “mare”, delle nostre amate Langhe o dei tanti itinerari a piedi (come la Via degli Dei o il Sentiero del Viandante) che non sono certo meno belli del Cammino di Santiago eppure attirano meno pellegrini.

Ci ho pensato spesso al perchè invece queste mete italiane non vengano mai considerate cool. Così tra le mie riflessioni è arrivata anche una domanda, che lascio qui aperta a tutti: cosa significa per voi davvero viaggiare? E cosa fa di una partenza un vero viaggio? 🙂

8 commenti su “Viaggiare in Italia: necessità o scelta?”

  1. Cara Francesca, ti ho letto con molta attenzione ed anche molta sorpresa nello scoprire di aver condiviso con te tante esperienze, gusti… e pure tanti pregiudizi di viaggio. Io, che a differenza di te non amo raggiungere l’Asia quanto piuttosto il Nord Europa e il Nord America, devo oggi ammettere che molte di quelle stesse atmosfere paesaggistiche e naturalistiche e umane che pensavo uniche e speciali di quelle destinazioni sono invece molto spesso a portata di mano vicino a casa, e qualche volta addirittura a non più di qualche diecina di chilometri! Così come in questi ultimi anni le grandi aree urbane diventano sempre più tutte assai simili tra di loro, indipendentemente dal continente nel quale si trovino… che cosa significa per me viaggiare allora oggi? Per me un viaggio incomincia a qualificarsi come tale quando riesco davvero ad entrare in contatto con un altro territorio, a parlare con la gente, a farmi raccontare la loro storia ed il loro presente così diverso dal mio eppure a tratti così simile, i loro desideri, loro sogni… e questo può tranquillamente succedere sia in un’isola persa nel Nord Atlantico che in un borgo dell’Appennino… no?

    • Siamo molto in sintonia Carlo! Anche per me entrare in contatto con l’Altro (che può essere la persona che vive in un altro continente o … Nel paese accanto!) arricchisce il viaggio. È però forse la cosa più rara e difficile, in parte perché per farlo bisogna avere tempo (e non farsi prendere dalla fretta di vedere!) e in parte perché richiede uno sforzo: uscire da sè per entrare in contatto con l’altra persona. Ciò nonostante quando questa piccola magia accade per me sono ricordi indelebili! 🙂

  2. Che belle considerazioni Francesca, e quanta verità! É vero che salire su un aereo dà subito l’idea di “staccare”, ma di questi tempi, facendo un semplice calcolo costi/benefici, tra scomodità, calca e perdite di tempo varie, è spesso più riposante viaggiare in Italia. Quante belle sorprese riserva appena si gira l’angolo!
    P.S. proprio ieri abbiamo trascorso la mattinata a Lazise…. meravigliosa!

    • Già, forse il punto sta proprio qui: nell’equivalenza che automaticamente scatta nella nostra testa tra “aereo” e “staccare”. Quando si rimane a pochi chilometri da casa è più difficile (anche se Lazise è bellissima e fa subito vacanza!!)
      Un abbraccio cara!

  3. Francesca, io sono sempre controcorrente e non ho mai visto nulla di male nel restare in italia o nel non prendere un volo. sarà che ho vissuto anni di precariato in cui già metter da parte 300 euro per fare una settimana ad ischia era tanto, percui va benissimo qualsiasi posto. a me basta poter fare i bagagli, dormire in un posto diverso, mangiare cose diverse, esplorare città o camminare lungo sentieri. non è importante il dove, l’importante è partire! un abbraccione. silvia.

    • Ciao Silvia, quello che hai scritto mi ha fatto riflettere e dato una chiave di lettura diversa, sai? Anche io per anni da studentessa ho dovuto “accontentarmi” con pochi soldi e tanti sogni. Così le mie vacanze sono state spesso in campeggio in Italia. Forse proprio per quello appena ho potuto ho cercato di volare lontano?
      Però ora proprio come dici tu l’importante è preparare la valigia e partire! Chissà, forse ora sono “cresciuta” anche come viaggiatrice!! 😉
      Un abbraccio!!

  4. Invece questo post fotografico merita proprio e quindi dovresti farne più spesso!
    credo la voglia di andare all’estero sia comprensibile e le ragioni siano quelle che hai descritto: tutto sembra più esotico e nuovo, dalla lingua al cibo, una volta anche la moneta. E poi spesso da ragazzi si gira per l’Italia tra zaini e campeggi e quando si hanno più soldi, da adulti, sembra di dover per forza andare più lontano, ora che se ne ha la possibilità.
    Io credo che il meglio sia fare sia l’uno che l’altro è ricordare che il viaggio e’ soprattutto uno stato d’animo.
    Si può essere all’estero senza goderne e in casa propria o a pochi chilometri pieni di curiosità e apertura mentale.

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