Rifugio Riva in Valsassina

Villeggiatura in Valsassina, dove volano le aquile (e i buoni propositi)

La Valsassina è lì, a pochi passi da Milano, eppure la maggior parte delle persone la snobba per una vacanza o anche solo per un weekend. Troppo vicina, poco esotica, troppo facile arrivarci e pochissimo “wow effect“. Insomma, tanti “troppo” e altrettanti “poco” che fan perdere quel senso da novello esploratore che porta a dire: “Son partito davvero!“. Quindi, diciamocelo, se mai la Valsassina va bene per una pedalata, per immergere i piedi nel fresco dei suoi torrenti in estate e per cercare castagne in autunno. Ma per partire, quando si può partire davvero, si cerca altro.

E non credete, anche io ero così. Poi un giorno ho sentito fischiare sopra la mia testa le aquile della Valsassina. E tutto ha assunto una diversa prospettiva.

Capiamoci, la Valsassina, terra di sassi e di boschi verdi, la conosco da quando son piccina. Qui si veniva con i miei genitori per scappare dall’afa estiva della pianura e qui, complice quel lago che ha dato i natali a metà della famiglia, si trascorrevano ore liete, con noi bambini a giocare con i sassi e i grandi a chiacchierare della vita vera.

Poi però quei bimbi sono cresciuti e per un bel po’ la Valsassina è uscita dai radar. Scomparsa, come se non esistesse più, troppo presa io a partire per andar lontano.

Un giorno però i bambini sono tornati e io mi son trovata a villeggiare in Valsassina.

Una vacanza in Valsassina? No grazie…

Sì, a villeggiare perché ad aspettarmi sopra Lecco, a pochi chilometri da casa mia, c’erano alcuni giorni forzatamente rubati al lavoro. Giorni da trascorrere in compagnia di un bimbo in una vecchia casa con le mura spesse, la Grigna a far da sfondo e il Pioverna poco lontano. Nella mia mente però non andavo a far vacanza, se mai andavo a villeggiare, come quei milanesi che, in tempi passati, salivano fino a Barzio per respirare l’aria buona della valle.

Una villeggiatura. E questo termine, un po’ desueto, rende bene l’idea di come io mi sia approcciata a quel soggiorno nella “valle dei sassi”.

Poi però, tra una pedalata e l’altra lungo la Ciclabile, proprio mentre, tenendo stretta una manina sudaticcia, salivo verso un rifugio, sopra la mia testa sono comparse due aquile reali.

No, non ho sbagliato a scrivere, si trattava di una coppia di aquile. I rapaci erano a pochi metri da noi con le ali grandi a giocar col vento e i fischi potenti, di quelli che non ti puoi sbagliare. Loro a volteggiare tra i raggi del sole a mezzogiorno e io a tentar di filmarle con un cellulare, maledicendo la mancanza della macchina fotografica. Perchè cosa te la porti a fare una fotocamera seria se vai in Valsassina?

Ecco, a quel punto, forse complice il panorama inaspettatamente bello s’eppur raggiunto con poca fatica e percorrendo altrettanti pochi chilometri, mi son fermata a pensare. A pensare a questa valle dove un tempo si estraeva il ferro e dove ancora si producono le flange, alla gente con la gamba svelta che sale dritta fino alla cima della Grigna e che non fa mistero di amare il capriolo. Con la polenta ovviamente, accompagnata da un tagliere di formaggi.

A pensare a quanto certi luoghi avrebbero bisogno solo di un po’ di tempo per essere scoperti (o riscoperti).

Il tempo, quello che a tutti manca. Quello che ci fa salire sul primo aereo disponibile allo scoccare del primo giorno delle tanto agognate ferie. Il tempo che scorre veloce e che ci impone di postare su Facebook la foto più bella mentre ancora ci crogioliamo al sole sulla spiaggia, cappello ben calato in testa e occhiale d’ordinanza. E mentre posti è già tempo di tornare, ma quello scatto possiamo metterlo come foto profilo, perché così ci sembrerà di stare in vacanza ancora per un po’

Ho pensato che ho avuto la fortuna di girare una buona fetta di mondo, eppure per emozionarmi sentendo il grido delle aquile sopra la testa, ho dovuto tornare in Valsassina. Lì dove ho trascorso l’infanzia e dove mio figlio ha passato giorni lenti, pedalando e a camminando, mangiando formaggi al sapore di latte e mele di Sant’Anna appena raccolte dall’albero.

Mi son ritrovata a pensare che per lavoro scrivo di viaggi, cercando di cogliere l’essenza di posti bellissimi e spesso lontani, ma mi piacerebbe un sacco raccontare anche posti così. Luoghi pieni di tradizioni, di storie e di leggende. Luoghi da assaporare a poco a poco, dopo essersi seduti a tavola e aver svuotato la mente dalle ansie connesse al tempo che non c’è. Mete un po’ dimenticate, di certo meno blasonate, che difficilmente finiscono nella wish list di qualcuno. Eppure sanno regalare emozioni.

Perché i villeggianti di Milano, che un tempo trascorrevano la loro lenta estate in Valsassina lo sapevano bene: non sono importanti i chilometri che si fanno per raggiungere la meta, la cosa che conta è quanto quella destinazione è capace di far volare lontano il cuore.

Valsassina coi bambini lungo la posta ciclabile

La villeggiatura 2.0?

Quindi visto che settembre è tempo di buoni propositi e speranze questa è la mia: raccontare di più di posti così. Perchè il mio lavoro, quello che so fare, è scrivere di viaggi, ma non per forza in luoghi lontani. E se qualcuno, dopo aver letto questi miei piccoli racconti di villeggiatura 2.0 (o 4.0 come die qualcuno), deciderà di andare a cercare le aquile in Valsassina io ne sarò felice. Perché avrò fatto bene il mio lavoro.

E ovviamente se qualcuno in Valsassina o in qualche altro luogo di quelli dove le emozioni possono volare lontano, dovesse aver bisogno di una cantastorie 2.0 mi farà piacere incontrarci. Io ci metto la mia voglia di emozionarmi e di raccontare nuove storie, per condividere con altri la bellezza dimenticata di un’Italia dove un tempo si andava in villeggiatura. E prometto di portare la macchina fotografica! 😉

Nel frattempo un po’ di articoli sulla Valsassina li trovate sparsi per il blog e se volete seguirci su Facebook, Instagram e YouTube dove ne abbiamo raccontato un po’ ci trovate seguendo i link!

Francesca

Francesca

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. Copy Writer e SMM freelence, amo le parole perché mi fanno viaggiare anche quando sono a casa. #traveller #mum #dreamer