Tramonto a Durazzo - Albania

Vita da travel blogger: il nostro lavoro è un sogno (o forse no)

Siamo appena tornati dal TTG di Rimini. L’ennesimo.

Sono sei anni ci ci andiamo, che ci vado in verità, perchè Roberto non sempre ha potuto esserci. Più di un lustro che percorro i corridoi di quella che è la più grande fiera del turismo in Italia con il mio badge al collo e il male ai piedi che, immancabile, arriva sempre quando la giornata è terminata.

Quando ci sono andata la prima volta ero “un pulcino bagnato”. Non sapevo niente del mondo dei social, del blogging e di comunicazione digitale. Già solo essere lì mi pareva un grande traguardo e avevo varcato la sogna della manifestazione con gli occhi a cuore, desiderosa di apprendere e scoprire.

La fiera mi ha dato tanto. Il mio primo TTG me lo ricordo ancora: il blocco degli appunti scritto fitto fitto, i saluti timidi, quei “mostri sacri” che erano travel blogger famosi a livello internazionale e condividevano le loro competenze con noi “pivellini”. Sono rientrata dalla mia prima fiera del Turismo con due consapevolezze: che il blogging poteva essere un lavoro e che io avevo tanta strada da fare per arrivare a svolgerlo nel migliore dei modi.

Gli anni sono passati. Ho studiato e fatto esperienza. Piano piano al blocco degli appunti si sono sostituiti i biglietti da visita, ho iniziato a propormi come professionista, prima timidamente poi sempre più consapevole di cosa potevo (e volevo) fare. I corridoi sono diventati più lunghi, gli appuntamenti più fitti e i saluti più calorosi. Perché dopo un po’ che bazzichi lo stesso mondo sono più i “ciao” da dire che il tempo per dirli, vorresti passare da tutti, anche solo per sapere come va, ma poi finisce che ti attardi, che con qualcuno gli abbracci sono più forti e il tempo scorre (troppo) veloce.

Quest’anno, per la seconda volta di fila, abbiamo ricevuto la notizia di essere nel panel dei 40 TOP Influencer Travel. Una soddisfazione, ovvio, un riconoscimento per quanto fatto nonostante molto ci sia ancora da fare. Ma ho imparato negli anni che le liste non sono tutto, che bisogna fermarsi a celebrare, quello sì, ma soprattutto abbassare la testa e andare avanti perché di lavoro – e di cose da imparare – ce ne sono tante. Tantissime.

Quando siamo tornati a casa però ci sono arrivati tanti messaggi di congratulazioni e uno mi ha colpita più degli altri. Diceva più o meno così: “Il vostro lavoro è un sogno“. Ci ho pensato tanto e ho deciso di scriverne, perché come sempre quando il mio cuore è un po’ in subbuglio è nelle parole scritte che mi rifugio.

No, non lo è, il nostro lavoro non è un sogno, è un lavoro folle e per tanti strano, un lavoro stimolante, che ti permette di fare esperienze incredibili. Ma non è solo questo.

Il nostro lavoro è anche fatica, notti di pensieri e ansia. Il nostro lavoro è skleri e treni presi al volo, aerei che hai perso il conto e chilometri macinati. Il nostro lavoro è precarietà, è non sapere dove sarai quando un amico si sposa, sono le fatture non pagate e le spese impreviste. Il nostro è un lavoro da liberi professionisti – da freelance come amano dire tutti di questi tempi – che hanno deciso di usare le ali per inseguire un sogno ma alcuni giorni si chiedono se non sarebbe stato più semplice puntare al “posto fisso”, quello che quando il lettore del badge fa bip ti lasci tutto alle spalle.

Il nostro lavoro se visto dal fuori spesso è “meraviglioso”, ma ricordatevi che se voi lo vedete è perché, appunto, noi stiamo lavorando. Magari da bordo piscina, magari con davanti lo spettacolo delle cime innevate ma, no, non siamo in vacanza. Quindi le notifiche del cellulare non si possono staccare e alle email bisogna rispondere sempre.

ITTG rimini - vita da blogger
TTG rimini – vita da blogger
Il nostro lavoro, quello che noi e altri colleghi abbiamo scelto, è un lavoro particolare, questo sì.

E in questi giorni ho pensato tanto ai miei colleghi.

Oramai tra quei corridoi ci conosciamo tutti. O almeno in tanti. In questi anni alcuni hanno fatto altre scelte ma con molti siamo ancora lì, a chiacchierare al bar o davanti a una piada, incrociandoci per i corridoi e riconoscendo la stessa fatica ma anche la stessa determinazione di fare, comunque, ciò che amiamo.

Quest’anno poi alcuni amici (e colleghi) che stimo non sono in quella lista che tanto scalpore ha suscitato in rete. Questo ovviamente non toglie nulla al loro lavoro e alla loro bravura. Loro lo sanno, come sanno bene quanto io li stimi. Loro e tutti gli altri che con professionalità e determinazione continuano a inseguire il loro sogno, ribadendo che quello del travel influencer – perchè ormai dire travel blogger è riduttivo – è un lavoro a tutti gli effetti, richiede tantissimo studio oltre che tanta passione, competenze in molti ambiti e un continuo aggiornamento.

Di questi colleghi, che sono professionisti che stimo, in questi sei anni ho visto spuntare i capelli bianchi e le prime rughe, ho visto i loro bimbi arrivare e i loro sogni diventare solide realtà. Vorrei dire loro che sono felice di averli rivisti e che no, il nostro lavoro non è un sogno, ma abbiamo scelto di realizzare ciò che un giorno abbiamo sognato. Che sono felice di continuare a incrociarli in quei corridoi anche se a volte il tempo di un caffè proprio non c’è. Perchè se il mondo del travel rimane per me, comunque, una bella realtà, nonostante le inutili polemiche che compaiono quando meno te lo aspetti, è merito loro. Di persone che sono diventate molto di più di un semplice nickname sui social e che spero di rivederli nuovamente a Rimini l’anno prossimo per mangiare una piada in riva al mare tutti insieme! 😉

Francesca

Francesca

Inseguo sogni, guardo le nuvole, divoro pizza e mi meraviglio del mondo. Copy Writer e SMM freelence, amo le parole perché mi fanno viaggiare anche quando sono a casa. #traveller #mum #dreamer